«Situazione drammatica. C'è un disegno politico»

«La situazione è a dir poco drammatica. Le faccio due esempi. Ci sono colleghi che arrivano addirittura a 2mila assistiti. Così ne risente la qualità del servizio di assistenza. E, secondo esempio, per sopperire alla carenza di medici, adesso consentono anche a chi è al primo anno del corso di formazione specifica in Medicina Generale, di seguire gli assistiti. Fai già il medico, senza esperienza e con un corso da seguire. Non è paradossale?». Maurizio Boni dipinge un quadro della professione del Medico di Famiglia a tinte decisamente fosche. Presenze sempre più risicate, carichi di lavoro e incombenze burocratiche che aumentano, riconoscimento economico non all’altezza. La responsabilità, dice Boni, è «della classe politica, che era stata avvertita con largo anticipo dei rischi che avremmo corso in questi anni sul numero di pensionamenti e quello di neolaureati insufficiente a coprire le cessazioni». Boni, 67 anni di età di cui 40 da Medico di Famiglia, è segretario provinciale di Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani). Racconta con un rammarico sensibile che «almeno 15 anni fa si era già prospettata, con dati alla mano, la situazione in cui siamo oggi. Adesso non si può fare molto. E io penso davvero che, dietro all’immobilismo politico, ci sia il disegno di una lenta dismissione della Medicina di Famiglia a favore di una Sanità privata. Diversamente, non si spiega. Il risultato è una difficoltà sempre più grande a fare il nostro lavoro, siamo sempre meno, con un contratto economico fermo da anni. Chi sta operando, oggi, sono (...)».
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