«Sono segni di speranza»

«E’ come arrampicarsi su una parete di roccia con appigli piccolissimi. Ma gli appigli, ci devono essere». Per mestiere o per vocazione – a volte le due cose coincidono (diciamo che c’è da augurarselo) – certi adulti incrociano le loro vite con quelle degli adolescenti. Il risultato non è mai come una biciclettata in campagna a primavera. La metafora più efficace è quella della parete di roccia, che usa Giorgio Coppiardi, educatore della cooperativa Nazareth, che dal 2008 si occupa (anche) del progetto Outsiders. Il sostantivo inglese calza a pennello per indicare a chi è rivolto: ragazzi dai 14 ai 18 anni colpevoli di reato. Chi scommetterebbe su di loro? Eppure, come i classici outsiders, anche loro possono rovesciare i peggiori pronostici (leggi: pre-giudizi). La prima a credere in questo rovesciamento è la legislazione italiana, che in casi come questi prevede i cosiddetti percorsi di messa alla prova (map), una fiducia concessa a chi riconosce il proprio errore e a cui è concessa la sospensione del procedimento penale in cambio di azioni di pubblica utilità. È qui che Coppiardi e i suoi colleghi entrano in gioco. «La map dura dai 4 ai 12 mesi a seconda dei casi – dice – e prevede perlopiù attività di volontariato nelle quali affianchiamo i ragazzi con un livello di ingaggio differente a seconda delle situazioni». Operatori e minori non sono impegnati solo in «cose da fare». Ai ragazzi è chiesta anche «una riflessione sul reato commesso e sulle ragioni che hanno portato a compierlo. È la parte più difficile, ma la più necessaria», spiega Giorgio. Tutto funziona in un costante lavoro di rete - di cui è capofila il comune di Cremona - con i servizi sociali del territorio e gli uffici del Tribunale di Brescia.
I ragazzi in carico, oggi, sono una quindicina, la maggior parte stranieri, di seconda o terza generazione, e provenienti da zone del distretto con i livelli più alti di povertà educativa e sociale. «Le attività proposte sono variegate – spiega Giorgio –. Molte sono legate alla Ciclofficina di via Dante, gestita dalla cooperativa Cosper: ai ragazzi chiediamo aiuto nelle piccole riparazioni o nella consegna delle biciclette; collaboriamo con l’associazione “Il fiocco” che aiutiamo nella raccolta di tappi di sughero che sono poi destinati a un’azienda che realizza pannelli fonoassorbenti. Siamo impegnati nell’aiuto a (...)».
I ragazzi in carico, oggi, sono una quindicina, la maggior parte stranieri, di seconda o terza generazione, e provenienti da zone del distretto con i livelli più alti di povertà educativa e sociale. «Le attività proposte sono variegate – spiega Giorgio –. Molte sono legate alla Ciclofficina di via Dante, gestita dalla cooperativa Cosper: ai ragazzi chiediamo aiuto nelle piccole riparazioni o nella consegna delle biciclette; collaboriamo con l’associazione “Il fiocco” che aiutiamo nella raccolta di tappi di sughero che sono poi destinati a un’azienda che realizza pannelli fonoassorbenti. Siamo impegnati nell’aiuto a (...)».
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