«Il nostro segreto? Le persone»

13 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 18:06 | 16 MAG 25
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L’Italia che produce si condensa qui, ai bordi di una strada provinciale che cuoce sotto il sole inclemente di luglio. Piccole dimensioni, qualità altissima, massima flessibilità. Tre “regole” che fanno di “Ernesto Cavalli” – dal 1968 a San Bassano, ma oggi si chiama Spazio moda – un’azienda di cui si servono i maggiori brand internazionali per realizzare camicie alla moda. Dai rotoli di tessuto al prodotto finito. In mezzo c’è il lavoro di quest’impresa quasi introvabile da altre parti: disegno, taglio, cucitura, stiratura e confezionamento. «Vendiamo manodopera», dice Rosy Cavalli, che dell’azienda fondata dal padre cura ogni aspetto. Lavora qui da 32 anni, subito dopo il diploma. Racconta di aver cominciato con l’inserimento dati e le fotocopie, di essere cresciuta pian piano, anche «prendendo sportellate in faccia». Nel suo ufficio c’è un profumo intenso di vaniglia e liquerizia, alle pareti due foto giganti delle nipoti, Marta e Irene, e una frase di Sergio Marchionne, pronunciata al Meeting di Rimini del 2010: “Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte”. Rosy ha cominciato a capirlo presto.
«Il nostro è un settore di nicchia, la produzione di abbigliamento – dice –. Figura di riferimento: la cucitrice. Venticinque dipendenti in tutto. Non è un caso che l’età media sia 50 anni». Molte delle “ragazze”, come le chiama lei, sono in questa azienda «da una vita». Il problema è quando qualcuna va in pensione. «Per formare una persona da zero ci vuole un anno di tempo, perché imparare a usare la macchina con i giusti tempi di produzione non è né semplice, né veloce».
Il lavoro oggi c’è, anzi: si vive una sorta di ritorno alla produzione “in house”, dopo il boom dello spostamento dei reparti produttivi, soprattutto manufatturieri, all’estero. La storia di Spazio Moda è fatta di ondate. Dopo le gonfie vele degli anni 80, l’apertura dei mercati esteri, dove la manodopera era – ed è – più economica, aveva rischiato di mettere in ginocchio l’impresa. «Negli anni 90 – racconta Rosy – abbiamo deciso per un cambio di prodotto virando sull’alta qualità. Ci siamo spostati su una fascia di nicchia e questo, di fatto, ci ha salvati». Esiste anche un piccolo punto vendita, a fianco del laboratorio di produzione. Le camicie (...).