Perché Rimini è salva

8 GIU 23
Ultimo aggiornamento: 18:04 | 16 MAG 25
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Sott’acqua, Rimini non c’è finita. Non è merito di una natura clemente, ma di una lungimiranza che si è tradotta in azione, in perfetto stile romagnolo. Bisogna tornare a dodici anni fa per capire cosa sia successo. «A quel tempo, in tante città della Regione, è stata promossa la realizzazione di Piani Strategici per il rilancio dei diversi settori produttivi – racconta Sandro Ricci, riminese di 67 anni, consulente aziendale –. La loro realizzazione è avvenuta perlopiù con la nomina di sei o sette esperti, ognuno dei quali era dedicato alla riformulazione degli ambiti di competenza. A Rimini, no. Ed è stato sorprendente». L’idea che prende piede è di coinvolgere la città “dal basso”. A lanciarla è un imprenditore alberghiero tra i più noti a Rimini, Maurizio Ermeti, già impegnato a livello istituzionale. «La politica ha accettato e affidato a lui il compito di coinvolgere la base sociale – riprende Ricci –. Molti si sono immaginati un nulla di fatto, lui, invece, è riuscito a dare spazio ad un momento di partecipazione sentito, atteso dalla città». Nasce così il Forum per il Piano Strategico di Rimini, di cui Ermeti è presidente, che annovera l’adesione di ben settanta associazioni del tessuto economico, sociale e culturale riminese, con il compito di individuare i cambiamenti che possono rendere Rimini ancora più attraente e competitiva. Sandro Ricci partecipa al Forum in rappresentanza del Meeting per l’Amicizia tra i popoli, di cui all’epoca è il direttore. «È stata un lavoro lungo, complesso, ma costante – racconta Ricci –. A ogni settore era dedicata una Commissione di lavoro che analizzava difficoltà e soluzioni da apportare. Ci si riuniva ogni quindici giorni, tutto gratis». L’impegno dura cinque anni, le proposte sono tante, alcune vedono una realizzazione concreta.
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