«Si viveva di adrenalina. Luzzara? Comandava ma senza accentrare»

23 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 20:0016 MAG 25
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Lalla Bacchetta conosce aneddoti e risvolti di una Cremonese che non c’è più, eppure così essenziale per arrivare a quella di oggi. Mantiene indelebili certe immagini di quegli anni e le fa rivivere con una passione che i ragazzini di oggi si sognano. «Lì si viveva di adrenalina – dice –. Se la domenica perdevi, fino a metà mattina del lunedì eri incazzato. Poi ricominciavano a telefonare gli osservatori, i giornalisti, i fotografi. E allora ricominciava la speranza». Fresca di diploma da ragioniera, Lalla entra a 18 anni in un mondo a lei sconosciuto. «Era il novembre 1978 – racconta –, Luzzara aveva appena assunto Cesare Morselli, che arrivava da esperienze con club più importanti». Fu una rivoluzione. «In sede doveva sempre esserci qualcuno, tutto il giorno – dice Lalla –. E quel qualcuno dovevo essere io». Compiti amministrativi, organizzativi e di segreteria. «A scuola ti insegnano le nozioni, ma fare pratica sul campo è un’altra cosa – dice –. Facevo gli stipendi, le fatture di compravendita dei giocatori, e la prima nota di cassa e di banca: foglio bianco, foglio rosa, foglio giallo e poi la carta carbone, quella che ti macchiava le dita. Ho imparato tutto da Ugo Fergnani». Fino ad allora, la società si reggeva sull’impegno di pochi, ma appassionati volontari. Oltre al Fergnani, Lalla ricorda Silvano Ervetti, Angelo Marchetti, Nedo Bettoli e naturalmente la mitica Carla Bonazzoli, guardarobiera, che abitava in un appartamento all’interno dello stadio. Il cambio di pelle imposto da Morselli coinvolse persone, ma anche muri e macchinari. «La Carla usava cinque o sei Candy per lavare le divise delle squadre. Ogni tre per due erano rotte. Arrivò Morselli e arrivarono pure le lavatrici professionali e le asciugatrici: tutto un altro andare». (...)
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