«C'è ancora tanto spazio»

16 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 18:01 | 16 MAG 25
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Parroco di Boschetto e Migliaro, don Maurizio Ghilardi, 54 anni, è anche responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Cremona. «Accompagno le comunià cattoliche etniche», spiega. Significa intrattenere rapporti «con i loro cappellani, ma anche direttamente con i componenti delle comunità in caso di bisogno, perlopiù legato a informazioni sul rilascio di documenti. Io smisto le richieste indirizzandole soprattutto in Caritas». Don Maurizio lavora, insomma, ad una paziente e silenziosa integrazione, che tiene conto della cultura e della sensibilità di chi arriva da lontano e sceglie di vivere qui. Sono persone e famiglie provenienti da Costa d’Avorio, Senegal, Nigeria, Ghana, Benin, Togo, Sierra Leone, India. E più recentemente di nazionalità ucraina e romena. «Mi riempie di orgoglio – dice don Maurizio – che la comunità del Migliaro abbia accolto l’idea di condividere la propria chiesa con la comunità etnica francofona e, prima che si spostasse a San Bernardo, anche con quella anglofona. Apertura non scontata».
Don Maurizio, com’è l’impatto in diocesi del flusso dei migranti?
«Buono. C’è ancora molto spazio per tanti. Anche se dobbiamo dirci, serenamente, che non tutti i migranti manifestano il desiderio di incontrare l’altro, e lo stesso vale per i miei parrocchiani. Persino tra loro. Cioè: non tutti hanno la medesima sensibilità al tema dell’accoglianza. Se partiamo da questa consapevolezza, facciamo un passo di comprensione verso l’altro».
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