«Più voce agli iscritti. Il sogno? Fare politica»

Sognare a 18 anni di «fare un lavoro che riguardi la politica, anzi che sia proprio fare il politico» è piuttosto raro. Forse unico, se si considerano le cifre dell’astensione alle ultime regionali. Matteo Cigognini è la rarità che riapre la partita. Residente a Izano, quinto anno al Classico Racchetti di Crema, Matteo racconta la scelta di iscriversi al Pd «lo scorso agosto, in controtendenza con l’andamento nazionale»; poi il coinvolgimento in quest’ultima campagna elettorale e nella prima fase delle primarie. La passione per la politica arriva presto, la respira già in famiglia, dove si vivono «certi valori tipici del centrosinistra». E’ proprio il confronto con il pro-zio, segretario del circolo del paese, che scioglie le sue perplessità sul tesseramento: «Ero scettico – racconta – ne ho parlato con lui a lungo. Alla fine è riuscito a farmi vedere la filosofia alla base del Pd, che è la pluralità, con cui si sono messe insieme idee di matrice storica diversa: socialista, comunista e cattolica, tutte però accomunate dal porre al centro il valore della persona. Comprenderlo è stata la scintilla che mi ha fatto dire: ok, mi tessero».
Matteo è subito coinvolto nel progetto di costituire i Giovani Democratici, nati ufficialmente a fine ottobre e di cui diventa vicesegretario. «Oggi siamo arrivati a 30-35 iscritti – dice –. Nelle settimane scorse ci siamo focalizzati sul sostegno a Marta Andreola nella campagna per le Regionali, facendo un lavoro importante anche testimoniato dal buon esito. Per il futuro, l’obiettivo è far crescere questi numeri». Sempre a proposito di numeri, Cigognini non nasconde la preoccupazione sull’affluenza alla prima fase delle primarie – «Veramente bassa» – pur non immaginando facili ricette per risollevare i dati: «Non c’è una ricetta univoca per uscire da questa crisi. Anche negli anni passati sono state provate diverse soluzioni, ma la chiave aurea non esiste». Matteo parla di lavoro «lungo» e soprattutto all’insegna «dell’unità». «A prescindere da chi vinca le primarie – dice – è importante un maggior coinvolgimento degli iscritti e un dialogo più forte anche con chi perderà le primarie». Ultimo fattore: «Recuperare credibilità, riuscendo a convincere la gente che la politica può dare risposte concrete ai veri bisogni».
Alla domanda su chi voterà domenica, Matteo dice di non aver ancora scelto: «Vedo limiti e potenzialità in entrambi i candidati. Forse, ma non ne ho certezza, sceglierò la Schlein, credo possa dare una scossa positiva, di rinascita. E anche vero che Bonaccini ha un background politico molto credibile». Sul proprio, di futuro, Matteo ha le idee molto più chiare: università (Giurisprudenza o Scienze Internazionali) e poi un lavoro che abbia a che fare con la politica. «Ma il sogno vero – dice – è fare il politico».
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