Ricostruire l'umano

Un “pezzo” per ogni pezzo. Per ricostruire un’identità smembrata, ogni parte in cui il “tutto” è stato suddiviso – ogni briciola, addirittura – va curata, per essere ricomposta, da altrettante singole parti, ognuna concentrata «nell’umiltà del suo pezzo», dice Giuseppina Meazza. Da 30 anni alla Fondazione madre Rosa Gozzoli, di cui oggi è responsabile educativa, Giuseppina cuce e ricuce ferite profondissime. Siamo nell’antico palazzo di via Bonomelli, al civico 60. Rosa Gozzoli, proprietaria e iniziatrice di un’opera straordinaria, ne volle destinare l’uso alle persone a cui aveva dedicato la propria vita: le donne in condizioni di povertà o vittime di violenza. Oggi, l’edificio conserva l’assetto architettonico di un tempo, ma internamente è adattato per renderlo comunità d’accoglienza. Qui trovano casa adolescenti e adulte in stato di bisogno, con o senza figli a carico.
«Ricostruire qualcuno fatto a pezzi non è facile», dice Giuseppina. Per questo, sin dall’inizio del suo racconto, mette in luce l’essenziale lavoro di rete in cui la Fondazione Gozzoli si muove. «Certe ferite si affrontano a 360 gradi – dice –. Noi facciamo accoglienza, ma dialoghiamo anche con realtà complementari. (...)».
«Ricostruire qualcuno fatto a pezzi non è facile», dice Giuseppina. Per questo, sin dall’inizio del suo racconto, mette in luce l’essenziale lavoro di rete in cui la Fondazione Gozzoli si muove. «Certe ferite si affrontano a 360 gradi – dice –. Noi facciamo accoglienza, ma dialoghiamo anche con realtà complementari. (...)».
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