«Disposti a morire per tornare liberi»

«La voglia di libertà supera di gran lunga la paura. Questi ragazzi hanno un coraggio senza precedenti perché sono disposti a morire. Io rimango sconvolto». Da Milano, dove è nato e cresciuto, Kamran Arabi racconta la lotta del suo popolo, in mezzo al quale è rimasta una parte del suo cuore, dice, nonostante oggi si senta «italiano al 100%». Venticinque anni, laurea in Architettura, impegnato in un nuovo percorso accademico («Seconda laurea in Ingegneria edile – spiega – sempre al Politecnico di Milano, polo di Lecco»), Kamran fotografa un Iran lontano dall’immagine di paese chiuso, antioccidentale e ultraconservatore che ne abbiamo in Italia. Il movimento rivoluzionario di queste settimane pesca da una cultura laica più diffusa di quanto si creda. E le dimensioni della protesta superano di gran lunga l’etichetta di “rivoluzione femminista” di cui parlano molti media: «È troppo riduttivo, anzi è una distorsione della realtà in senso assoluto – dice Kamran –. Sono coinvolte tutte classi sociali con appartenenti di ogni genere». (...)
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