«Per me, un onore. La cosa che chiedo? Organizzazione»

«Il mio lavoro? Lo considero un privilegio. In questo mondo dove quasi tutti si lamentano del proprio mestiere, io non dico che pagherei per fare il mio, ma quasi. E pensi che l’ho scoperto per caso». Antonio Pugliano è nel suo ufficio al primo piano del Comando dei Vigili del Fuoco. Ci sono un paio di operai, in corridoio, in attesa che la nostra chiacchierata si concluda. Devono montare un nuovo tavolo per le riunioni. Non abbiamo molto tempo.
Insediatosi come reggente il 5 maggio 2021, poi formalmente nominato comandante il 2 settembre di quell’anno, Pugliano è lo specchio del suo attaccamento al Corpo già dalla voce: ha il timbro sicuro, non altero. Gentile. Come di un uomo che è certo di stare al proprio posto, quello per cui è fatto. Sorride mentre ricorda quella volta in cui «all’Università della Calabria ho scoperto del concorso per diventare Vigile del fuoco. Beh, è stato amore a prima vista, che poi si è consolidato nel tempo». (...)
Insediatosi come reggente il 5 maggio 2021, poi formalmente nominato comandante il 2 settembre di quell’anno, Pugliano è lo specchio del suo attaccamento al Corpo già dalla voce: ha il timbro sicuro, non altero. Gentile. Come di un uomo che è certo di stare al proprio posto, quello per cui è fatto. Sorride mentre ricorda quella volta in cui «all’Università della Calabria ho scoperto del concorso per diventare Vigile del fuoco. Beh, è stato amore a prima vista, che poi si è consolidato nel tempo». (...)
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