«Il futuro è chiaro». Anna, Giuseppe e Marco tracciano i traguardi del loro domani

5 MAG 22
Ultimo aggiornamento: 19:4816 MAG 25
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Chiudiamo spesso, nel recinto dei luoghi comuni, cose e persone. E così impediamo allo stupore di accaderci davanti. Allo schema, di essere spezzato. Una scuola che prepara al lavoro quanto spazio dà al desiderio? Cosa c’è di umano in un percorso di meccanica? E gli adolescenti di oggi hanno la visuale del proprio futuro ristretta nel perimetro di uno smartphone o in loro c’è qualcosa d’altro?
Mercoledì mattina, istituto Tecnologico Galilei, Crema. Mi accoglie la dirigente scolastica, Paola Orini, nel mondo della scuola da sempre, oltre a un ruolo da assessore provinciale per due mandati e da presidente della Fondazione Teatro S. Domenico. Gli occhi le sorridono e immagino anche il resto del viso, coperto dalla mascherina. Ha i modi gentili che ricordano una cortesia necessaria ma quasi scomparsa. Mi presenta il vicepreside, Davide Pagliarini. A lui chiedo i numeri relativi ai flussi in uscita dai percorsi: quanti ragazzi scelgono l’università, quanti subito una professione. La prima sorpresa è qui: il 64% di chi sosterrà la maturità a giugno indica la prosecuzione degli studi come intenzione post-diploma. Vuol dire laurea triennale (almeno), Istituti Tecnici Superiori, percorsi IFTS. Primo luogo comune a sgretolarsi: negli istituti non liceali ci finisce chi ha “poca voglia” di studiare e vuole subito un lavoro.
Ho chiesto alla scuola di parlare con tre dei loro studenti. ... ...
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