La misericordia del Signore supera la nostra miseria

9 GIU 16
Ultimo aggiornamento: 02:4717 GIU 26
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Non scandalizza più di tanto il pensiero nascosto di Simone, fariseo del tempo, che giudica, conoscendo la donna, come una peccatrice che importuna il maestro. Forse è lo stesso pensiero che anche noi nascondiamo tra le nostre riflessioni, nei confronti di tanti altri fratelli che quotidianamente incontriamo. Un pensiero giudicante, che impone un “marchio” alla persona, senza la possibilità che questa possa riprendere un po’ di fiato e ritrovare serenità. È l’esperienza che rischio anch’io, ogni giorno, a contatto con tanta umanità ferita, un’umanità che nella fatica della vita ha perso la freschezza del volto e la leggerezza delle movenze. In questi momenti non possono non venire alla mente le parole di papa Francesco quando dice: «Il volto di Gesù è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati. Dio ha assunto il loro volto» (V° Convegno ecclesiale di Firenze). Nel suo discorso poi continua: «I poveri conoscono bene i sentimenti di Cristo Gesù perché per esperienza conoscono il Cristo sofferente». La donna ai piedi di Gesù ha il privilegio di essere la persona a Lui più vicina perché non ha nulla di significativo da presentare al Signore, se non la sua umanità spoglia di tutte quelle sovrastrutture che impediscono l’incontro profondo, che creano quelle false sicurezze che permettono di costruire castelli incantati, lontani dalla realtà e dalle relazioni vere. La donna sa di essere stata perdonata e di essere amata gratuitamente e questa consapevolezza la rende capace di gratitudine, perché Dio ama tutti, senza distinzioni. Il rischio che corriamo anche noi, sta nel guardare le persone secondo la prospettiva della mancanza, di ciò che non hanno compiuto o di ciò che è stato sbagliato, e non della potenzialità che ancora la persona custodisce dentro di sé, per ricominciare, essendo amata. Una riflessione importante che possiamo ricavare dal Vangelo di questa undicesima domenica del tempo ordinario, nell’anno della Misericordia, è l’esortazione, che oggi il Signore rivolge a tutti noi, a vivere con fede un nuovo umanesimo, incontrando il fratello più in difficoltà sapendo che in lui si manifesta il Suo volto e che questo ci consente di crescere nel nostro cammino di affidamento, avvicinandoci al Signore.Gesù dice: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». L’amore vince sul male, il perdono del Signore è infinitamente più grande della miseria che accompagna il nostro egoismo. Di fronte al nostro amore il Signore si scioglie in un abbraccio accogliente. Un cuore che sa amare, è un cuore umile, capace anche di soffrire, di piangere, di chiedere perdono, di pentirsi per il male commesso. È il cuore di quella donna consapevole della sua colpa, che con grande umiltà, silenziosamente chiede perdono al Signore ricoprendolo di tenerezza. L’evangelista sottolinea che le donne al seguito di Gesù, insieme agli apostoli, sono donne “guarite”: il Signore nella sua missione di annuncio del Regno di Dio è accompagnato da coloro che hanno vissuto la lontananza e che il mondo tenderebbe a lasciare lontani. Il Vangelo odierno è per ciascuno di noi un invito a vivere nell’amore più vero, più profondo, con la certezza che il nostro peccato, segno della nostra fragilità, è accolto dal Padre che conosce i nostri cuori e comprende le nostre fatiche. È bello concludere il commento al Vangelo odierno con un’espressione presa dalla Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia Misericordiae Vultus: “Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona” (n. 3).