Ansia, depressione e disturbi dell'umore: riguardano 7 giovani su 10

2 MAR 25
Ultimo aggiornamento: 11:06 | 15 MAG 25
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Sette giovani su dieci hanno vissuto periodi di ansia, depressione o altri disturbi dell’umore, spesso legati a stress lavorativo, problemi familiari e pressioni sociali. È il dato allarmante che emerge da un’indagine promossa dal Consiglio Nazionale dei Giovani e presentata in occasione della firma di un protocollo d’intesa tra il Cng e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop).
La ricerca, realizzata con il supporto tecnico dell’Istituto Piepoli, mostra che lo stress lavorativo è la principale causa di disagio per i giovani, con il 46% degli intervistati che lo indica come fattore determinante. A seguire tra le cause indicate si trovano poi problemi familiari e pressioni sociali. Oltretutto «il 65% dei giovani ritiene che chi soffre di difficoltà psicologiche sia discriminato –spiega Maria Cristina Pisani, presidente del Cng –. Non possiamo più considerare questo fenomeno un problema individuale, ma una vera e propria emergenza sociale che richiede risposte concrete, sempre più urgenti». Il protocollo d’intesa serve infatti a «promuovere iniziative di ascolto e formazione per garantire ai giovani strumenti di supporto», specifica.
Il Cng si impegna infatti con questo progetto a incentivare attività di informazione e sensibilizzazione rivolti alle organizzazioni giovanili e ai giovani in generale oltre a lavorare insieme al Cnop per presentare alle Istituzioni proposte concrete per contrastare il disagio psicologico nelle nuove generazioni. Problematiche che – come mostra ancora l'indagine – i ragazzi di solito affrontano attraverso strategie diverse: dalla terapia individuale, che riguarda il 46% del campione, allo sport come valvola di sfogo (per il 40%). Altri trovano sollievo invece in gruppi di supporto, arte e musica. Tuttavia, i giovani hanno ben presente cosa servirebbe di più. Il 53% degli intervistati ritiene che bisognerebbe ampliare i servizi di supporto psicologico, mentre il 36% chiede una riorganizzazione più efficace delle risorse già esistenti.
Il protocollo va dunque nella direzione di una risposta a questa domanda di attenzione al benessere psicologico delle nuove generazioni. «I sistemi sanitari devono riconoscere il ruolo centrale della psicologia nella salute e nel benessere delle persone, soprattutto dei giovani, sempre più colpiti da un disagio diffuso che incide sullo sviluppo, sul rendimento scolastico e sulla vita sociale, con conseguenze a lungo termine», aggiunge invece David Lazzari, presidente del Cnop. L’aumento di queste fragilità, spiega, è amplificato dai cambiamenti sociali e dall’incertezza sul futuro e richiede risposte strutturate: «La scuola, luogo chiave per la crescita e la prevenzione, deve diventare un punto di riferimento per il benessere psicologico. È fondamentale attuare al meglio la normativa approvata con la legge di bilancio e potenziare le risorse, superando la frammentazione attuale e garantendo un supporto stabile, accessibile e vicino ai bisogni reali degli studenti. Investire nella prevenzione significa non solo tutelare le nuove generazioni, ma anche evitare costi sociali ed economici elevati derivanti da un disagio non affrontato».