Ciao, Roberto. Grazie per aver fatto ridere Verona

18 NOV 19
Ultimo aggiornamento: 16:4122 LUG 25
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Il rinvio della stagione teatrale della Barcaccia, la storica compagnia teatrale che di fatto si identificava con lui, ci aveva fatto pensar male. Ma le poesie per la rubrica “No gh’è verso...” che dal 6 ottobre 2013 teneva su Verona Fedele continuavano ad arrivarci puntuali, battute con la macchina da scrivere e inviate via fax dall’edicola sotto casa. «Ma no, dai, vuoi vedere che si sarà fratturato un arto?! – ci dicevamo in redazione –. Ritornerà sul palcoscenico più brillante e arguto di prima». E invece ieri mattina una telefonata ci ha avvertito che questa settimana la poesia dialettale in rima non sarebbe arrivata. Abbiamo capito che la situazione era ben più grave di un braccio rotto. Stamani l’annuncio che non avremmo mai voluto leggere e pubblicare: Roberto Puliero è morto. Aveva 73 anni. Insegnante di lettere, attore, regista di lungo corso ha impersonato e imitato decine e decine di personaggi – veri o di fantasia – del mondo della politica, dello sport... ma anche semplici cittadini, lavoratori, tifosi. Chi non ricorda il mitico “Don Bortolon, parroco di Cavaion?”. Sul palco e in tv era un vero istrione. Ma soprattutto Puliero è entrato e resterà per sempre nella storia cittadina per le radiocronache del Verona, in particolare quelle che su Radio Adige hanno narrato nel 1985 il campionato dello scudetto dell’Hellas, con quel suo inimitabile grido “Reteeeeeeeeeee, alé, alé, alé, bum, bum, bum, viva, viva, viva”. Roberto Puliero era al tempo stesso un personaggio genuino e uomo di lettere e di cultura. Tutt’altro rispetto ai personaggi simpatici ma sconclusionati che era solito interpretare. Di persona era molto cortese, ci chiese una volta se le sue poesie andavano bene, disponibile a mettersi in discussione, se necessario. Non utilizzava social, nuove tecnologie. Per contattarlo bastava chiamare un numero fisso al quale rispondeva di persona.Nell’esprimere il nostro vivo cordoglio e il nostro grazie riconoscente per la preziosa collaborazione offerta al nostro giornale in questi anni (sappiamo di lettori che erano soliti ritagliare e conservare le sue poesie), rivolgiamo ai suoi familiari le più sentite condoglianze e lo affidiamo al Signore ricordandolo nella preghiera. Ma ci piace anche pensare che nella vita che non ha fine abbia già iniziato a far ridere qualcuno, come per tanti anni ha fatto qui nella sua Verona che oggi lo piange.