Sull’AI ci vuole più intelligenza europea. Il discorso di Mattarella

Il capo dello stato con le sue parole indica la strada per un'Europa meno subalterna sulla tecnologia: " L'Ue deve fare da sé ciò che ritiene necessario, senza farsi escludere da un settore e da un mercato destinati a diventare decisivi nel futuro prossimo"
19 DIC 25
Ultimo aggiornamento: 13:05 | 17 MAR 26
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Ansa

Nel discorso pronunciato oggi da Sergio Mattarella all’incontro tradizionale per gli auguri di buone feste alle istituzioni e ai rappresentanti della società civile spicca un’analisi lucida delle funzioni dell’Unione europea, della quale il presidente riconosce senza infingimenti che “l’Europa ha alcuni problemi e molti avversari”. Da qui Mattarella parte per indicare una serie di obiettivi politici concreti, a cominciare da quello di una difesa e sicurezza comuni, tema che va affrontato pur sapendo che, nel campo della Difesa, “la spesa è sempre stata comprensibilmente poco popolare”. Ma l’elemento più interessante del discorso riguarda l’intelligenza artificiale. Mattarella invita l’Europa a fare un salto di qualità: non solo regolare, ma costruire. “Un settore dove l’Europa sembra essere rimasta indietro – ha detto – e potrebbe invece aspirare a un ruolo autonomo è proprio quello dell’intelligenza artificiale”. I paesi dell’Unione, osserva il presidente, dispongono insieme delle risorse necessarie per realizzare un modello di AI originale, trasparente, sicuro, attento ai diritti, capace di valorizzare i settori di eccellenza che in Europa e in Italia non mancano. Il punto politico è chiaro: invece di limitarsi a chiedere agli altri di rispettare princìpi e garanzie nella costruzione dei loro sistemi, l’Europa deve fare da sé ciò che ritiene necessario, senza farsi escludere da un settore e da un mercato destinati a diventare decisivi nel futuro prossimo. Oggi l’Unione pesa per meno del 10 per cento degli investimenti globali in AI, contro oltre il 40 per cento degli Stati Uniti, e registra un ritardo significativo anche nell’adozione industriale. L’europeismo serio non è quello che rimuove i problemi, ma quello che si impegna a trovare nella dimensione continentale le risorse che non possono esistere a livello nazionale e a usare l’Europa per affrontare le sfide della modernità, non per sottrarsi a esse. Meno Europa subalterna o timorosa, più Europa capace di decidere, investire e costruire il proprio futuro. Applausi.