Quell’incommensurabile tesoro che è la voce umana

È praticamente mezzanotte quando Rai 2 il martedì trasmette Voice anatomy. Il programma, dopo essere andato in onda per quattro stagioni su Radio 24, ora è approdato in televisione. A far da padrone di casa in questo assai interessante viaggio sui grandi temi della capacità di parlare ed emettere suoni della gola umana è l’attore e doppiatore Pino Insegno (nella foto). Messi da parte i panni del comico, il conduttore si addentra nel mondo pressoché sconosciuto al grande pubblico dei tanti modi di impostare la propria voce. Se per ogni bambino in età scolare è importante apprendere a leggere e a scrivere, altrettanto degno di nota risulterebbe riuscire a parlare in modo che gli interlocutori possano agevolmente capire quanto è pronunciato. Ad affiancare il presentatore in questo itinerario vengono in aiuto alcuni esperti di fonetica o di dizione che consegnano ai telespettatori delle interessantissime pillole di saggezza per riuscire a pronunciare sempre meglio e in modo capibile i vocaboli. In uno studio dalle luci soffuse, quasi a metà tra una cabina di registrazione e una sala d’ascolto, sono stati invitati nella prima puntata due dei migliori doppiatori italiani, Luca Ward e Francesco Pannofino, che senza mai abbandonare il loro primo “amore” sono diventati a loro volta interpreti di fiction di successo, rispettivamente Elisa di Rivombrosa e Nero Wolfe. Nella trasmissione non manca mai una parte d’intrattenimento musicale affidata ai Cluster. Se i vari segmenti del programma, della durata di un’ora, sono tutti interessanti, come ad esempio quello dove un bravo giovane riproduce con la voce i suoni della batteria, l’amalgama tra le diverse componenti non riesce, però, perfettamente. Si fatica a dare un’anima al programma, a metà tra l’appuntamento di divulgazione scientifica e lo spettacolo di varietà. Pino Insegno mette di certo tanta buona volontà in questo nuovo appuntamento televisivo settimanale, ma finora la trasmissione, prevista in dieci puntate, fatica a ingranare. Se non vi è nulla da dire come artista della voce, di certo il mestiere di conduttore non gli calza ancora a pennello. La particolare intonazione, infatti, impiegata nel pronunciare qualsiasi parola tante volte è determinante per esprimere compiutamente quanto s’intende comunicare. Il programma, dunque, scritto e interpretato in modo delicato, quasi sottovoce, vista la sua collocazione in palinsesto, meriterebbe, dopo una revisione generale, un’ora di mesa in onda di certo più favorevole.