Vermicino, tragedia che cambiò la Tv

12 GIU 24
Ultimo aggiornamento: 15:4710 GIU 25
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Immagine di Vermicino, tragedia che cambiò la Tv
L’11 settembre 2001, con l’attacco in mondovisione alle Torri Gemelle di New York, la tv è stata «finestra sul mondo» come non mai. Un qualcosa pari soltanto, almeno in Italia, alla lunga diretta di Vermicino, tra il 12 e il 13 giugno 1981, con la morte del piccolo Alfredo Rampi diventato per tutti Alfredino. Non è un parallelo azzardato, perché in tv non conta il numero dei morti, ma la forza più o meno evocativa e drammatica delle immagini e delle situazioni. Vermicino, da un punto di vista strettamente televisivo, è stato il nostro «11 settembre» con vent’anni d’anticipo. Nella circostanza non è cambiato il mondo, però, dopo quelle interminabili 17 ore con punte di 28 milioni di telespettatori incollati al video per vedere come va a finire, la tv non è stata più la stessa, ha scoperto senza volere una forza dirompente e perso, una volta per tutte, il senso del limite. Ce lo ricorda anche Alfredino - Una storia italiana, andata in onda martedì e ieri in prima serata su Rai 1 dopo la visione tre anni fa su Sky, che l’ha anche prodotta con Lotus Production. Scritta da Barbara Petronio, Francesco Balletta e Alessandro Bernabucci, diretta da Marco Pontecorvo, la miniserie ha anche il merito di non cedere al sensazionalismo o al melodramma, di non far mai vedere Alfredino (interpretato da Kim Cherubini) dentro al pozzo, di farne percepire la presenza rinunciando anche alla voce (tranne in un caso), di giocare molto sugli sguardi e sui primi piani di tutti gli altri, di raccontare una bella famiglia e di valorizzare, accanto a mamma Franca (Anna Foglietta), il ruolo paterno di Ferdinando Rampi (Luca Angeletti), che all’epoca nella realtà fu meno evidente. Invece, i due, insieme, sono stati genitori capaci di trasformare un dolore immenso in altruismo dando vita, con alcuni dei soccorritori e altri volontari, al Centro «Alfredo Rampi» per la protezione civile. © riproduzione riservata