Machiavelli cattivo maestro. Elogio della neutralità

Il cattolicesmo tende per sua natura all'abbraccio universale. Dobbiamo morire tutti: non si tratta mai di perdere o di vincere
2 MAR 24
Ultimo aggiornamento: 05:00 | 13 MAG 26
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(foto Ansa)

Polemos sia riconosciuto padre di tutte le demenze, di tutte le violenze. Non di tutte le cose, come afferma Eraclito: di tutte le cose brutte. E Machiavelli sia considerato cattivissimo maestro. Fu il segretario fiorentino a scrivere contro la neutralità, teorizzando l’indispensabilità del parteggiare. Secondo calcoli appunto machiavellici: “Lo stare neutrale non credo che fussi mai ad alcuno utile. Chi sta neutrale conviene che sia odiato da chi perde e disprezato da chi vince”. Perdere, vincere... Ma come parla questo? Non lo sa che dobbiamo morire tutti? Il cattolicesimo tende per sua natura all’et/et, all’abbraccio universale. E quando proprio non è possibile? Scuotere i calzari e andarsene altrove.

Se obbligato a scegliere, fra America e Russia scelgo la Svizzera, fra Nord e Sud scelgo le Marche, fra Bergoglio e Viganò scelgo Costanza Miriano, fra Meloni e Schlein scelgo il mare, fra Renzi e Calenda scelgo Casini, oppure Giovanardi, fra Tesla e Byd scelgo Dacia, fra vino rosso e vino bianco scelgo il vino rosa, fra metropoli e campagna scelgo la cittadina, tra Fedez e Ferragni scelgo il silenzio, tra Geolier e CCCP scelgo Debussy.