I ragazzi e la Politica: un rapporto da riformare

23 FEB 23
Ultimo aggiornamento: 19:59 | 16 MAG 25
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C’è il militante agguerrito tra le fila di un partito; c’è quello che di politica non ne sa nulla e non ne vuole proprio sapere e c’è anche chi, nella spensierata e quasi goliardica ricerca di autonomia tipica dei giovani, lotta per conservare e costruire il proprio senso critico libero da ogni etichetta o estremismo. Questo è il mosaico dei ragazzi di oggi nel loro rapporto con la politica. Un panorama ricco di sfumature e contraddizioni, di confusione e insoddisfazione, ma allo stesso tempo spesso intriso di passione e tanta voglia di mettersi in gioco.
In generale, negli ultimi anni, lo Stato ha smesso di essere un “modello vincente”, così come lo definiva Falcone, per il quale ed a fianco del quale lottare. Infatti, al culto dello Stato e del bene comune è sempre più frequente vedere sostituito il culto di se stessi e del proprio individualismo. Questo è emerso in modo ancora più evidente dalle ultime regionali e dalla scarsa affluenza alle urne.
L’idea che le istituzioni e il governo nel suo complesso debbano essere riformati, inoltre, è un tratto comune e distintivo di quel fantomatico pensiero “under 35” che viene riportato in auge dalla penna dei giornalisti, soprattutto in periodo di elezioni.
Molto diverse tra loro e ancor più interessanti, però, sono le varie reazioni che da questa idea scaturiscono. «Fare politica e supportare un partito che difenda noi giovani è la più concreta via per il cambiamento», afferma per esempio Andrea, studente al secondo anno di Economia. «Credo nelle istituzioni, ma ritengo che sia necessario uno Stato più attento ai problemi del mondo moderno». Per lui, come per tanti altri ragazzi, partecipare alla vita partitica è un modo per «migliorare il sistema dall’interno»...
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