Andrea Politi, come Roquentin, riflette sull’esistenza: è la singolarità dell’avventura a renderla memorabile

Il passato può essere grandioso senza che lo si racconti? O forse diventa grandioso proprio quando lo raccontiamo? Se non fosse esistita l’Iliade, non sarebbe esistito nemmeno Achille. Per lo meno, non quell’Achille. È forte la tentazione di tramutarsi in parassiti della propria valigia di bei ricordi: solo nelle carte ingiallite, che essa contiene, potremo illuderci di rivivere quel senso di “avventura”, di cui apprendiamo leggendo Sartre: «La mia vita presente non ha niente di molto brillante; ma ogni tanto, per esempio quando sentivo la musica nei caffè, riandavo indietro col pensiero e mi dicevo: in passato a Londra, a Meknès, a Tokyo, ho avuto momenti meravigliosi, ho avuto avventure. È questo che adesso mi vien tolto». Ma, se non potessimo raccontarle, quelle avventure, sarebbero ancora tali? Risponde Andrea Politi, studente del primo anno del Liceo Linguistico “Beata Vergine” di Cremona, in un tema svolto in classe. Lo riportiamo di seguito...
Andrea Politi, I Liceo Linguistico,
Istituto Beata Vergine (Cremona)
Istituto Beata Vergine (Cremona)
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