Una giornata di studio anomala, nella "casa del sole"

25 FEB 14
Ultimo aggiornamento: 16:51 | 16 MAG 25
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Qualche stretta di mano, chi si conosce, chi no, ragazzi guardinghi. Si sale sul bus per Lonato in via Libero Comune. Alle 8 del mattino del 24 tutto ha l'apparenza della partenza per una gita scolastica, ma i soli muniti di zainetti, simil-gitanti, sono i più attempati. Che strano, i più seri, quasi professionali, sono i giovani. È così che parte una bizzarra comitiva di due classi dell'ultimo anno di corso geometri dell'Istituto Pacioli, con i loro docenti, e l'organizzatrice dell'evento, la Presidentessa dell'Associazione SLOSSEL, Gabriella Rossi Slossel in persona. E io con qualche osservatore tecnico, semplici aggregati. La “casa del sole”, sui colli di Lonato, commissionata alla ditta Villebio - partner Casaclima da un privato cittadino.  E tutto ciò in  una giornata di pieno sole!  Roba da sballo, avrebbero detto i teenagers del mio tempo, ma quelli che partecipano all'esperienza formativa sul campo sono già dei quasi geometri professionisti, mica dei fanfaroni come noi sessantottini, mi dice qualche coetaneo, 'loro' sono qui per trarre profitto dall'occasione di studio! Sorprendente: la casa, adagiata su un di letto isolante di XPS, una sorta di pomice vulcanica ottenuta da vetri a perdere, tutta in legno di pino rosso della foresta nera germanica, e suoi derivai da scarti di produzione compositi, ci accoglie calda, nonostante sia disabitata e in corso d'opera. Senza riscaldamento, non è mai scesa la temperature sotto i 17° per l'intero inverno, e in media tiene i 19° ci assicurano i progettisti, ma oggi, se non avessimo oscurato, sareste morti dal caldo! Gli accorgimenti di isolamento e recupero del dispendio energetico sarebbero sembrati fantascientifici solo un decennio addietro, ma in effetti sono solo logici, e soprattutto ottenuti dall'uso di materiali  biocompatibili. Scontati i pannelli solari sul tetto, ma le vere fonti di calore sono i tripli vetri stessi, per una sorta di effetto serra, mentre l'abbattimento delle dispersioni di  calore consente i ridottissimi valori di apporto energetico.  Questa casa non avrà bisogno, in esercizio, di alcun apporto energetico esterno. Ma non sarà solo 'passiva', così come definita, ma attiva, in quanto potrà esportare energia. E se poi dovesse mai servire un contributo esterno, sarà l'equivalente di meno del consumo di due asciugacapelli! Ce lo assicurano i responsabili.
Ma in quanto tempo si installa? Questione di giorni, gli elementi arrivano già completi di serramenti, e approntarli così, in fabbrica, costa enormemente meno che fabbricarli e montarli sul posto!
"Ma allora crollano i costi di costruzione", chiedo. "Diciamo che siamo alla pari di una casa tradizionale, ma con una resa incomparabilmente superiore".
"Ma allora perché non costruirle in Italia?".
"Emh, per ora…".
Abbiamo visto tutti, giovani e diversamente tali, restiamo stupefatti, tecnici o meno, addetti ai lavori o no. Ma le domande? Possibile che questi studenti non interagiscano? Sono solo rimasti ammaliati o ingiustificatamente in soggezione? Circolo fra di loro, con la mia solita aria indifferente, colgo le reazioni. Ascolto una giovane futura geometra confidare a una collega: "Ragazzi, voglio costruirle io case così, ma anche avere i soldi per farmene una per me!".
Sono contento, veramente contento, il sole c'è sul tetto di questa nuova casa avveniristica, nel suo cuore bio-tecnologico, ma anche in quello di questa nuova generazione!
E non mi deludono, non sono 'animi tecno-freddi': al bivio di Lonato, fra il Garda e Crema, esplodono in un frenetico coro: "Lago, lago!".
Ci sarà il sole! Ancora per molto.