Sogni in musica, quel concerto che può cambiare la vita

Un concerto può cambiare la vita? Forse in senso lato non esattamente, ma certo è che può offrire nuovi stimoli, nuovi punti di vista, una ventata d'aria fresca. Dall'esperenza quarantennale festeggiata di recente, abbiamo chiesto a Bernardo Lanzetti, cantautore casalasco, ex Acqua Fragile ed ex PFM, di raccontare la propria esperienza in merito.
Qual è stato il concerto a cui hai assistito che le ti ha segnato la vita, o che comunque ricordi ancora con piacere?
«Un concerto, che in effetti non lo è, lo ricordo con particolare piacere perché in qualche modo ha segnato un passaggio importante della mia carriera. Mi trovavo in Texas, lungo la strada ho trovato un ragazzo che suonava una chitarra, appoggiato al cofano di un auto. Davanti a lui, ragazzi in un prato che lo ascoltavano. Ho subito tentato di capire dove fosse l'impianto, dove fosse il microfono, ma non c'era. Quel ragazzo non era famoso, non era popolare, ma la qualità sonora era perfetta, e lì ho compreso che la voce è qualcosa di straordinario, che va coltivato. Per il resto, sentire bene un concerto sino all'inizio degli Anni Settanta è stato difficile. La prima volta che ricordo di aver sentito tutti gli strumenti è stata a un concerto di Frank Zappa a Bologna, nei primi Anni Settanta. Potevo sentirli tutti amplificati, riconoscerli, e c'era questa percussionista, Ruth Underwood, che illuminava le proprie percussioni con delle abat-jour. Si trattava di uno spettacolo che esulava dalla semplice musica e che era anche vagamente teatrale».
«Un concerto, che in effetti non lo è, lo ricordo con particolare piacere perché in qualche modo ha segnato un passaggio importante della mia carriera. Mi trovavo in Texas, lungo la strada ho trovato un ragazzo che suonava una chitarra, appoggiato al cofano di un auto. Davanti a lui, ragazzi in un prato che lo ascoltavano. Ho subito tentato di capire dove fosse l'impianto, dove fosse il microfono, ma non c'era. Quel ragazzo non era famoso, non era popolare, ma la qualità sonora era perfetta, e lì ho compreso che la voce è qualcosa di straordinario, che va coltivato. Per il resto, sentire bene un concerto sino all'inizio degli Anni Settanta è stato difficile. La prima volta che ricordo di aver sentito tutti gli strumenti è stata a un concerto di Frank Zappa a Bologna, nei primi Anni Settanta. Potevo sentirli tutti amplificati, riconoscerli, e c'era questa percussionista, Ruth Underwood, che illuminava le proprie percussioni con delle abat-jour. Si trattava di uno spettacolo che esulava dalla semplice musica e che era anche vagamente teatrale».
Qual è stato il tuo concerto che invece ti ha segnato in particolare?
«Senz'altro l'ultimo fatto il 28 maggio a Parma, «Vox 40», per celebrare i miei quarant'anni di attività. Particolarmente emozionante la prima parte, che ha visto la rivisitazione dei primi brani, quelli con la band Acqua Fragile, da parte dei Tango Spleen, un gruppo specializzato in tango argentino, quindi sono stati riproposti anche brani fatti con la PFM e collaborazioni recenti».
«Senz'altro l'ultimo fatto il 28 maggio a Parma, «Vox 40», per celebrare i miei quarant'anni di attività. Particolarmente emozionante la prima parte, che ha visto la rivisitazione dei primi brani, quelli con la band Acqua Fragile, da parte dei Tango Spleen, un gruppo specializzato in tango argentino, quindi sono stati riproposti anche brani fatti con la PFM e collaborazioni recenti».
Essendo nell'ambiente musicale, che cosa consiglieresti di vedere ai giovani che avvicinino un concerto per la prima volta? Qualcosa che almeno una volta nella vita valga la pena di vedere...
«Consiglierei un concerto dove si possa vedere da vicino l'artista, in un club, o al limite in un teatro da 300-400 posti al massimo. Andare a un concerto in uno stadio e vedere l'artista su maxischermo è una bestemmia. Magari è possibile anche andare a vedere qualcuno di poco noto. Si deve andare a un concerto non per celebrare il personaggio ma per sentire la musica».
«Consiglierei un concerto dove si possa vedere da vicino l'artista, in un club, o al limite in un teatro da 300-400 posti al massimo. Andare a un concerto in uno stadio e vedere l'artista su maxischermo è una bestemmia. Magari è possibile anche andare a vedere qualcuno di poco noto. Si deve andare a un concerto non per celebrare il personaggio ma per sentire la musica».
Ho sentito che venerdì 23 agosto sarai in zona...
«Sempre nell'ambito delle celebrazioni dei quarant'anni d'attività ho tenuto un concerto di un'ora a Trieste per appassionati di musica d'avanguardia, con solo voci, e faccio anche piccole esibizioni con i miei compaesani. Venerdì a San Giovanni in Croce – presso la Padana Soccorso dalle 21.30, ndr – al Bernardo Lanzetti & Friends rivisiteremo classici del rock».
«Sempre nell'ambito delle celebrazioni dei quarant'anni d'attività ho tenuto un concerto di un'ora a Trieste per appassionati di musica d'avanguardia, con solo voci, e faccio anche piccole esibizioni con i miei compaesani. Venerdì a San Giovanni in Croce – presso la Padana Soccorso dalle 21.30, ndr – al Bernardo Lanzetti & Friends rivisiteremo classici del rock».
GLI SPUNTI CONCERTISTICI DEI CREMONESI – Veronica Signorini, Cremona, triatleta: «Il concerto più bello al quale ho assistito si è tenuto lo scorso anno, Italia Loves Emilia al Campovolo. Stare in mezzo a tutta quella folla, sentire di far parte di qualcosa, sapere di dare un mano anche così è stato bellissimo. E poi hanno suonato artisti molto importanti».
Franco Frassanito, Casalmaggiore, titolare del Bar Centrale: «Il concerto della vita? Forse quello di Steve Reeves, il mio musicista preferito. Ora stiamo trattando per portarlo a suonare dalle nostre parti. Altri concerti storici che ricordo con piacere sono quello della Dave Matthews Band o dei Jethro Tull a Boretto».
Alessandra Chiapparini, Cremona, architetto: «Non dimenticherò mai il concerto dei Roxette il 3 novembre 2011 all’Ericsson Globe di Stoccolma, in tour dopo anni di silenzio. Dall’età di 9 anni amo il cantante Per Gessle: che emozione vederlo a due metri di distanza dopo 20 anni di devozione».
Elena Erata, cremasca di 29 anni, è cresciuta a pane e Beatles: «Mio papà aveva in casa svariati vinili - racconta - Da bambina mi capitò in mano "Abbey Road" e rimasi incuriosita dal ragazzo che in copertina camminava a piedi scalzi, Paul McCartney». La passione cresce con il passare del tempo, segnato dalla collezione di dischi e cd che Elena raccoglie con l'aiuto del padre. Quest'anno, finalmente, ecco l'occasione di partecipare al concerto di Paul McCartney all'Arena di Verona. «Ero contentissima che ci fossero tanti ragazzi molto giovani, lontani da quello che era periodo della beatlemania» racconta Elena, per la prima volta a pochi metri dal mito di sempre: «Settantun anni e la voglia di cantare, di celebrare...Ha fatto 3 ore di concerto senza fermasi un attimo. La voce non è più quella di un ragazzo di 25 anni, ma riesce a comunicarti una passione enorme. Ama ciò che fa, questo è il segreto». Tre ore soggiogata dalla musica:«Ladies and gentlemen, Sir Paul McCartney. A questo annuncio mi sono alzata in piedi, con la testa ovattata, quando l'ho visto è stata una sensazione incredibile». Azzeccata anche la scaletta dei brani, che pur tralasciando alcuni classici dei Beatles ha saputo rendere tributo allo storico gruppo che ha regalato la fama a Paul.
Conclude: «Penso mi capiterà di andare a molti altri concerti, ma penso sia stato il concerto con la C maisucola, oltre che una conquista grandissima».
I cugini Bianchessi (Simone Cesare e Matteo), Sergnano, springsteeniani doc: «La passione arriva da lontano – dice Simone –. Da bambino ho ascoltato per la prima volta a casa di mio cugino Matteo l’ultimo suo acquisto, Born in the Usa: una folgorazione. Da lì ho iniziato a comprare album e libri, video e cd fino al 2003, con il primo concerto».
Questione di fortuna invece per Nadia Ziccardi, tour operator venticinquenne: «Il mio ragazzo lavora per un'azienda di elettronica, ha avuto due biglietti in regalo, l'hanno chiamato una settimana prima del concerto per avvisarlo...e il 31 luglio eravamo in fila a SAn Siro! Ero sicura che sarebbe stato uno spettacolo: anche se conoscevo solo le canzoni di Robbie uscite in radio è stato uno show incredibile, comprese le scenografie». Spiega Nadia: «Il nome dell'ultimo album è "Take the crown": nel centro del palco c'era una grande corona in cui lui cantava, e sulle quinte c'era il suo volto scolpito ovunque». Un concerto e un artista all'altezza delle aspettative: «Lui è un uomo da palcoscenico, un intrattenitore nato, comunicava con il pubblico, ha addiriutra portato una ragazza sul palco! E' stato emozionante, divertente, soprattutto quando Robbie ha provato a parlare in italiano!»
Alla performance si aggiunge un'atmosfera d'eccezione: «San siro pieno di gente è spettacolare: durante la canzone Angel si veevano tutti i cellulari nel buio, disseminati sugli spalti, sembravano pieni di stelle».
Franco Frassanito, Casalmaggiore, titolare del Bar Centrale: «Il concerto della vita? Forse quello di Steve Reeves, il mio musicista preferito. Ora stiamo trattando per portarlo a suonare dalle nostre parti. Altri concerti storici che ricordo con piacere sono quello della Dave Matthews Band o dei Jethro Tull a Boretto».
Alessandra Chiapparini, Cremona, architetto: «Non dimenticherò mai il concerto dei Roxette il 3 novembre 2011 all’Ericsson Globe di Stoccolma, in tour dopo anni di silenzio. Dall’età di 9 anni amo il cantante Per Gessle: che emozione vederlo a due metri di distanza dopo 20 anni di devozione».
Elena Erata, cremasca di 29 anni, è cresciuta a pane e Beatles: «Mio papà aveva in casa svariati vinili - racconta - Da bambina mi capitò in mano "Abbey Road" e rimasi incuriosita dal ragazzo che in copertina camminava a piedi scalzi, Paul McCartney». La passione cresce con il passare del tempo, segnato dalla collezione di dischi e cd che Elena raccoglie con l'aiuto del padre. Quest'anno, finalmente, ecco l'occasione di partecipare al concerto di Paul McCartney all'Arena di Verona. «Ero contentissima che ci fossero tanti ragazzi molto giovani, lontani da quello che era periodo della beatlemania» racconta Elena, per la prima volta a pochi metri dal mito di sempre: «Settantun anni e la voglia di cantare, di celebrare...Ha fatto 3 ore di concerto senza fermasi un attimo. La voce non è più quella di un ragazzo di 25 anni, ma riesce a comunicarti una passione enorme. Ama ciò che fa, questo è il segreto». Tre ore soggiogata dalla musica:«Ladies and gentlemen, Sir Paul McCartney. A questo annuncio mi sono alzata in piedi, con la testa ovattata, quando l'ho visto è stata una sensazione incredibile». Azzeccata anche la scaletta dei brani, che pur tralasciando alcuni classici dei Beatles ha saputo rendere tributo allo storico gruppo che ha regalato la fama a Paul.
Conclude: «Penso mi capiterà di andare a molti altri concerti, ma penso sia stato il concerto con la C maisucola, oltre che una conquista grandissima».
I cugini Bianchessi (Simone Cesare e Matteo), Sergnano, springsteeniani doc: «La passione arriva da lontano – dice Simone –. Da bambino ho ascoltato per la prima volta a casa di mio cugino Matteo l’ultimo suo acquisto, Born in the Usa: una folgorazione. Da lì ho iniziato a comprare album e libri, video e cd fino al 2003, con il primo concerto».
Questione di fortuna invece per Nadia Ziccardi, tour operator venticinquenne: «Il mio ragazzo lavora per un'azienda di elettronica, ha avuto due biglietti in regalo, l'hanno chiamato una settimana prima del concerto per avvisarlo...e il 31 luglio eravamo in fila a SAn Siro! Ero sicura che sarebbe stato uno spettacolo: anche se conoscevo solo le canzoni di Robbie uscite in radio è stato uno show incredibile, comprese le scenografie». Spiega Nadia: «Il nome dell'ultimo album è "Take the crown": nel centro del palco c'era una grande corona in cui lui cantava, e sulle quinte c'era il suo volto scolpito ovunque». Un concerto e un artista all'altezza delle aspettative: «Lui è un uomo da palcoscenico, un intrattenitore nato, comunicava con il pubblico, ha addiriutra portato una ragazza sul palco! E' stato emozionante, divertente, soprattutto quando Robbie ha provato a parlare in italiano!»
Alla performance si aggiunge un'atmosfera d'eccezione: «San siro pieno di gente è spettacolare: durante la canzone Angel si veevano tutti i cellulari nel buio, disseminati sugli spalti, sembravano pieni di stelle».