Viaggio della Memoria, i 500 studenti cremonesi al rientro. Ieri la visita al Parlamento europeo e al memoriale dell'Alsazia-Mosella

I 500 studenti di 15 scuole superiori del Cremonese, dopo aver visitato il primo giorno il campo di concentramento Natzweiler-Struthof, hanno scelto una delegazione di 42 elementi che visitasse il Parlamento europeo di Strasburgo, a conclusione del 19° Viaggio della Memoria, quindi sono rientrati nel pomeriggio di ieri – mercoledì 17 aprile – in Italia.
Ecco le impressioni della comitiva: «Dopo il primo giorno – scrivono – carico di profonde riflessioni sul campo di Natzweiler-Struthof ci aspetta, nella mattina seguente, l'incontro con i parlamentari sull'argomento Europa unita. Gli onorevoli hanno spiegato l'importanza di lavorare uniti per costruire un'unità europea che non ha ancora trovato una completa e concreta concezione. Hanno sottolineato, come è emerso anche nelle conferenze preparative precedenti al viaggio, il duro compito dei giovani nell'impegnarsi in questo progetto e il loro dovere nel farlo». Quindi, dopo la riflessione dettata dalla visita alla città dichiarata nel 1946 città della Pace, lo scalo al memoriale dell'Alsazia-Mosella e i preparativi per il rientro: «Dopo questo prezioso incontro – continuano – siamo saliti sui rispettivi pullman per recarci al memoriale dell'Alsazia-Mosella dove abbiamo consumato il pranzo preparato dall'hotel che ci accoglie. Si presenta una vasta distesa di prato verde suddivisa in gradoni, quasi a ricordare la struttura del campo; il museo, situato nel complesso, rinchiude nella sua atmosfera suggestiva la storia della regione dall'inizio della prima guerra fino alla seconda guerra mondiale. Le stanze si rivelano dei realistici scenari studiati nei minimi dettagli per far capire al meglio il periodo di sofferenza vissuto. La giornata si conclude con la cerimonia commemorativa che ha sede nella “Necropole” dominante l'intero campo ed in cui si estende il monumento al deportato, in cui ogni classe presenta il proprio lavoro».
«Quando ho letto “Necropoli” di Pahor – viene scritto in conclusione –, lo scrittore sottolineava il fatto che le persone presenti a visitare sia il campo che il memoriale, erano dei turisti estranei ai fatti accaduti e mancanti della capacità di immaginare la vita in quei posti. Anche io, nonostante gli sforzi, ho faticato ad immergermi completamente nel clima e ho trovato inspiegabile il comportamento della maggior parte dei ragazzi che al memoriale hanno agito un comportamento “leggero”, come per volersi liberare dal peso e dallo sforzo emotivo compiuto nel campo, mentre è proprio al memoriale che si dovrebbero accentuare di più i ricordi».
Ecco le impressioni della comitiva: «Dopo il primo giorno – scrivono – carico di profonde riflessioni sul campo di Natzweiler-Struthof ci aspetta, nella mattina seguente, l'incontro con i parlamentari sull'argomento Europa unita. Gli onorevoli hanno spiegato l'importanza di lavorare uniti per costruire un'unità europea che non ha ancora trovato una completa e concreta concezione. Hanno sottolineato, come è emerso anche nelle conferenze preparative precedenti al viaggio, il duro compito dei giovani nell'impegnarsi in questo progetto e il loro dovere nel farlo». Quindi, dopo la riflessione dettata dalla visita alla città dichiarata nel 1946 città della Pace, lo scalo al memoriale dell'Alsazia-Mosella e i preparativi per il rientro: «Dopo questo prezioso incontro – continuano – siamo saliti sui rispettivi pullman per recarci al memoriale dell'Alsazia-Mosella dove abbiamo consumato il pranzo preparato dall'hotel che ci accoglie. Si presenta una vasta distesa di prato verde suddivisa in gradoni, quasi a ricordare la struttura del campo; il museo, situato nel complesso, rinchiude nella sua atmosfera suggestiva la storia della regione dall'inizio della prima guerra fino alla seconda guerra mondiale. Le stanze si rivelano dei realistici scenari studiati nei minimi dettagli per far capire al meglio il periodo di sofferenza vissuto. La giornata si conclude con la cerimonia commemorativa che ha sede nella “Necropole” dominante l'intero campo ed in cui si estende il monumento al deportato, in cui ogni classe presenta il proprio lavoro».
«Quando ho letto “Necropoli” di Pahor – viene scritto in conclusione –, lo scrittore sottolineava il fatto che le persone presenti a visitare sia il campo che il memoriale, erano dei turisti estranei ai fatti accaduti e mancanti della capacità di immaginare la vita in quei posti. Anche io, nonostante gli sforzi, ho faticato ad immergermi completamente nel clima e ho trovato inspiegabile il comportamento della maggior parte dei ragazzi che al memoriale hanno agito un comportamento “leggero”, come per volersi liberare dal peso e dallo sforzo emotivo compiuto nel campo, mentre è proprio al memoriale che si dovrebbero accentuare di più i ricordi».