Gli appunti dal labirinto di Simic, poeta di Belgrado che «vede slavo»

15 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 13:5620 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Gli appunti dal labirinto di Simic, poeta di Belgrado che «vede slavo»
Ogni tanto mi arriva un piccolo libro del poeta Charles Simic. È nato nel 1938 a Belgrado e vive negli Stati Uniti dal 1953. È considerato uno dei migliori poeti americani, ma l'Europa slava ce l'ha nello sguardo (qualunque cosa guardi), nel sangue e nel cervello. «Ogni oggetto è un'enciclopedia di archetipi» dice nell'ultimo dei suoi libri, Il mostro ama il suo labirinto (Adelphi). È un libro fatto di appunti e non è meno poetico delle sue poesie.Ogni volta che incontro un libro di Simic non riesco a staccarmi. Cerco di capire come procede, data l'incredibile audacia delle sue associazioni. Il rapporto fra versi e appunti di un poeta l'ho sempre trovato irresistibile. Come stanno insieme? Non è facile dirlo. Oppure non c'è bisogno di dirlo, perché stanno insieme come il dritto e il rovescio di un vestito. Nel rovescio (i versi o gli appunti?) si vedono meglio le cuciture. Ma in Simic anche Paradiso e Inferno, così come si incontrano nel mondo, sono il rovescio l'uno dell'altro. Il suo istinto è vederli insieme nello stesso momento e luogo. Un altro appunto dice: «Il poeta vede quello che il filosofo pensa». Frase interpretabile anche così: il poeta pensa vedendo, pensa con lo sguardo, lo sguardo fisico degli occhi e lo sguardo mentale che vola altrove e associa le cose più disparate.Il bello dei taccuini è anche nelle loro virtù proprie, in quello che li fa essere quello che sono pur alludendo a quello che potrebbero diventare. Come la poesia e in modo diverso, i taccuini sono poco selettivi, fanno entrare di tutto: progetti, commenti, sfoghi di rabbia, nostalgie, paure, ricordi, scoperte su se stessi, sulla vita, la poesia, la società: scoperte già fatte, ma sentite con l'entusiasmo di un adolescente che pensa per la prima volta. Su se stesso: «Sono figlio delle domeniche di pioggia della mia giovinezza». Sulla società: «Un' epidemia di orologi nelle città dove regna il caso». Sulla letteratura: «Reading di poesia. I quattro poeti continuano a urlare tutta la sera: "Il mio dolore è più grande del tuo"».