Tentazioni, tentazioni...

La fase 2, ecco il nuovo mantra ripetuto per darci un briciolo di speranza che la guerra contro il virus cattivo sta per essere vinta. Poiché l’Italia è lunga, ogni Regione adatta le regole secondo le proprie necessità e così noi veneti dal 13 aprile possiamo vantare il primato di non dover più rispettare il limite dei 200 metri da casa per l’attività motoria, ma a Verona invece... Mentre aspettiamo che qualche organo superiore dirima il dubbio se fare jogging sia attività motoria lecita o attività sportiva vietata, qualcuno, interpretando in modo estensivo il principio fondamentale della sovranità popolare, ha deciso per conto suo che la quarantena è finita. La confusione è tanta e non ci stupiamo se ognuno fa un po’ come gli pare.Mai l’accostamento biblico con l’esodo di quarant’anni del popolo di Israele prima, e con i quaranta giorni di Cristo nel deserto poi, è stato così attuale. E anche le tentazioni legate a quelle vicende sembrano tornate alla grande. La prima è quella del pane che rappresenta i bisogni primari delle persone. Ma il pane ci ricorda anche la destinazione universale dei beni, perché tutti hanno diritto al pane; la genuinità, perché lo spreco di risorse legato a uno stile di vita egoistico genera squilibri naturali e alterazioni del pianeta che stanno diventando irreversibili; la semplicità: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?” (Is 55,1).La seconda tentazione è quella del potere sia esso inteso nel senso dei nazionalismi politici come pure in senso economico e finanziario. I momenti emergenziali sono un’occasione favorevolissima per invocare poteri speciali e provvedimenti urgenti che saltano i normali percorsi democratici. Su questo versante non stupiamoci se c’è qualcuno che sta già pianificando la fase 3, quella in cui consoliderà una posizione di egemonia.La terza tentazione è quella dell’idolatria; ha certamente molto in comune con le due precedenti ed è la più difficile da riconoscere e da combattere. È quando attribuiamo poteri divini a tante piccole o grandi realtà che invece sono frutto delle nostre mani. La più temibile è quella dei soldi, ma è seguita a ruota da quella del successo.Per fronteggiare queste tentazioni moderne, possiamo ricorrere alle virtù personali e al patrimonio culturale del personalismo integrale su cui si fonda la nostra civiltà, che nulla dovrebbe avere in comune con l’individualismo emergente.