
Mattia Torre, nato nel 1972 e scomparso molto giovane lo scorso anno dopo una lunga malattia, è stato uno scrittore, sceneggiatore e regista che ha lasciato un segno importante nel teatro, nella televisione e nel cinema italiano.Forse il suo lavoro più famoso è stato quello, insieme a Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, di sceneggiatore di Boris, una delle serie più divertenti e intelligenti degli ultimi anni.Ma non va dimenticata l’accorata e intensa riflessione compiuta sulla sua malattia con La linea verticale, produzione televisiva nella quale Valerio Mastandrea era praticamente l’alter ego dell’autore.Lo stesso Mastandrea che ha portato in teatro il monologo I figli invecchiano, poi sviluppato in una sceneggiatura per il cinema, ora portata sullo schermo con la regìa di Giuseppe Bonito. Nicola (Mastandrea) è sposato con Sara (Paola Cortellesi), dalla quale ha avuto una figlia, Anna. Quando Sara annuncia di aspettare un secondo figlio, che arriverà felicemente e sarà chiamato Pietro, la vita della famiglia subirà una serie di scossoni non da poco.La bravura di Mattia Torre – e della regìa e degli interpreti – è quella di raccontarci la vita quotidiana di una famiglia normalissima che assomiglia a milioni di altre, con la cura e l’attenzione a quei particolari minimi che nel gran gioco del mondo potrebbero sembrare insignificanti, ma che nell’esistenza degli uomini e delle donne vogliono dire moltissimo. Entrambi i genitori lavorano. C’è una figlia in età da scuola elementare. Arriva un secondogenito, che, naturalmente, fatica a mangiare e non dorme, aumentando il livello di stress della famiglia. Si cercano soluzioni, consigli, aiuti. Gli amici propongono ricette di ogni tipo. Gli specialisti, come a volte accade, forniscono ricette di comportamento inversamente proporzionali come valore al conto della visita alla quale ci si è sottoposti. La qualità di una storia così raccontata sta, per fortuna, non nel proporre risposte definitive e palingenetiche – magari regressive, come ogni tanto si sente dire, tipo “le donne stiano a casa” – ma nel farci riconoscere nella fatica dei due coniugi-genitori anche la nostra e quella di moltissimi simili a noi.L’Italia, è noto dalle statistiche anche più recenti, è un Paese nel quale si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Cause e provvedimenti per intervenire sono temi complessi e difficili, certo non esauribili nell’ora e mezza di durata di un film. Ma la riflessione – unita al divertimento, alla simpatia, anche alla commozione in alcuni momenti – che questo lavoro ci invita a compiere è davvero molto preziosa.