Segnalare all'altro le cose belle da guardare, in cielo e in terra
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08/01/2025

Mercoledì sera Bruna ci ha invitati a cena al Circolo Canottieri, che sta sull’argine dell’Arno, appena sotto gli Uffizi. Antonella, Daniele e me. Più di noi che c’eravamo, non c’era Sergio. Era prima del tramonto, era fresco, il cielo era diviso a metà, nero a monte, azzurro e bianco a valle. Il tratto di Lungarno era chiuso alle auto per lavori, aperto ai pedoni. Molti, stranieri i più, alcuni camminanti, altri, i ragazzi, seduti sulle spallette. Veniva voglia di guardarsi attorno con gli occhi di un turista della prima volta. Come al monumento ai caduti di Mentana, coi due giovani garibaldini, uno morente e l’altro che lo sorregge e con l’altro braccio disteso punta la pistola, e sul braccio c’era un piccione, impostore della colomba della pace. E giusto sopra San Miniato al Monte, che è tutto impalcato, campanile e facciata, c’era un pezzo di arcobaleno, senza capo né coda, corto e grasso, i colori forti. A volte mi viene voglia di avere a che fare con gli sconosciuti, per allegria, specialmente quando c’è un arcobaleno – per non dire di quando c’è un’aurora boreale, allora mi viene da abbaiare e saltare. Ho avvertito gentilmente due giovani donne, giapponesi direi, dell’arcobaleno: l’hanno visto, sono state entusiaste, hanno continuato a ringraziare e fotografare. Già parecchie altre persone stavano guardando e fotografando.
Una coppia giovane, a cavalcioni sul muretto, che non vedevano niente perché si guardavano negli occhi, avvertiti sono stati contenti anche loro e hanno ringraziato. Ho continuato per un po’, il lungarno era pieno di passanti stranieri i più, a quelli che facevano una faccia sorpresa spiegavo che ero un dipendente comunale, per segnalare ai turisti arcobaleno e altri fenomeni celesti – di lì a poco sarebbe spuntata una falce di luna splendente, e nel frattempo, mentre eravamo ai Canottieri, era successo un lungo e fantasmagorico tramonto prima abbagliante poi scarlatto dietro un’arcata del Ponte Vecchio, che è una delle ragioni per cui si va lì, a cenare e guardare, chi la sa lunga e si siede dalla parte giusta del tavolino. Per di più l’Arno era un viavai di canoe arancione, di barconi guidati da poppa con un lungo palo, a mo’ di gondole benché tozze e non squilibrate, e perfino una specie di bateau mouche, e passeggere e passeggeri sembravano davvero felici di navigare in una così bella serata a Venezia. Provate, vedrete che anche in questa circostanza, di segnalare gentilmente le cose belle da guardare in cielo e in terra, le donne sono più pronte a capire e ringraziare, e gli uomini meno, impegnati a chiedersi se li stiate prendendo per il culo e comunque a mostrarsi un po’ seccati. E’ già tanto se non vi menano. Ha voluto offrire Bruna.

