L'unico messaggio dello spot del governo è: se sei un evasore fiscale, non ostentarlo
Saverio Raimondo
11/06/2024
Un fotogramma dello spot contro l'evasione diffuso dal governo
Avete presente la nuova campagna del governo contro l’evasione fiscale? Per chi non avesse ancora visto il video, agevolo io con una descrizione: ci sta un tizio che entra al ristorante (un tipo un po’ cafone: giacca sulla t-shirt su cui campeggia collanina d’oro, pacca sulla spalla al cameriere, portafogli sbattuto sul tavolo; ma che stranamente ha scelto per pranzare – è giorno – uno di quei ristoranti un po’ “attovagliati”, da pranzo della domenica in quartiere notarile, non esattamente il genere di locale che si abbina a uno così) che la voce fuori campo addita subito come “un evasore”.
Veniamo poi edotti della sua ordinazione: una dozzina di ostriche, tagliolini al tartufo (“uno bello grande” specifica la voce onnisciente: ma perché, in quel ristorante i tagliolini li servono con sopra il tartufo intero e non a scaglie???) e ben due aragoste; il tutto abbinato con lo champagne, “il più caro, ovviamente”. Più che uno spot contro l’evasione, sembra una campagna del ministero della Salute contro gli eccessi alimentari – di quel tizio, più che la dichiarazione dei redditi, sarei interessato a conoscere trigliceridi e transaminasi. “Tanto non paga lui”, ci tiene a far sapere la voce (deve essere il famoso “bonifico parlante”), “paghi tu!”, dice il tizio, indicando un altro cliente seduto a un tavolo accanto, uno in giacca e cravatta, insomma la classica persona perbene, allibita e vittima del sistema.
Stacco, esterno notte, ingresso di un’abitazione privata: l’evasore apre la porta (nel frattempo è al telefono: chissà se con il suo commercialista o con il suo nutrizionista) e fuori sull’uscio trova ad attenderlo una retata della Guardia di finanza come neanche a Cortina ai tempi del governo Monti. “Da oggi la bella vita è finita”, sentenzia la voce, mentre sullo schermo appare il timbro “BECCATO” scritto in maiuscolo. Secondo questo spot, il bravo contribuente è tutto sommato una persona felice (è a tavola con altre tre persone) al contrario dell’evasore, che pranza da solo – lasciategli almeno la compagnia dello champagne, povero diavolo. Ma quanto è sociologicamente vera questa descrizione? L’evasore è realmente un trentenne single? Ma soprattutto, chi ci dice che sia un evasore? Da quando in un paese liberale e garantista le sentenze le fa una voce fuori campo? Lasciamo che la Finanza faccia il suo accertamento; magari quel tizio si può permettere le ostriche e i tartufi perché la casa è della nonna – il portone da cui lo vediamo uscire è piuttosto vecchiotto – e al ristorante ci va a piedi, non ha una macchina apposta per risparmiare – nello spot non ci sono autovetture. Mentre il “bravo cittadino”, chi ci dice che sia in regola con il fisco? O magari lo è, però poi una volta a casa picchia la moglie e abusa della figlia, chissà; vatti a fidare dei contribuenti. Ma soprattutto, quel ristorante farà lo scontrino?
La campagna più che da un governo di persone adulte sembra fatta da un bambino di cinque anni, per quanto è superficiale e fuorviante: il problema dell’evasione non è chi paga il conto al ristorante, ma strade e ospedali e stipendi pubblici. E l’unico messaggio che passa è il seguente: se evadi, non ostentare. Se sei un evasore, mangia a casa. Al massimo in trattoria; e non ordinare le ostriche con lo champagne, ma bruschetta al pomodoro e vino della casa. A quel punto il governo non ti farà niente, anzi, ti offre lui il caffè e l’amaro. E se vuoi il dolce, c’è il concordato della casa. Se paghi in contanti e non con la carta, c’è anche lo sconto.