Josep Pla, un letterato politicamente disimpegnato
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02/21/2026
Una delle pagine di un'edizione di lusso di "Obres de museu", libro scritto nel 1980 da Josep Pla. Foto Ansa
Un maestro di impolitica e di vita, Josep Pla. Non conoscevo questo scrittore catalano prima di leggere “Il quaderno grigio” (Edizioni Settecolori), monumentale diario giovanile riscritto fin quasi alla vecchiaia: “Non ho mai capito l’interesse che suscitano i politici tra la gente”. A Pla interessavano il mangiare, il bere, gli amici, le ragazze, Stendhal: ecco un letterato magnificamente disimpegnato. Tranquillo epicureo, tendenzialmente di buonumore, nel 1918-19 scrive di ricci di mare, triglie, baccalà, lumache, salsicce, quaglie arrosto, crema ovviamente catalana, e di sbornie di Pernod... Il Vate non gli piace, troppo bellicoso: “Il poeta italiano Gabriele d’Annunzio è diventato la gran vedette della politica internazionale. Si è stabilito a Fiume con quattro avventurieri e grida giorno e notte come un ossesso”. Non ha manie di grandezza questo Orazio di Barcellona, e se coltiva un sogno è molto ragionevole: “La compagnia di una giovane dalla sensibilità voluttuosa e vegetale, ma snella e molto ben vestita, e una predisposizione innata a spogliarsi al momento opportuno. E buon tabacco, libri, ecc.”. Mio simile, mio fratello, ecc.