Le proteste ininfluenti e piene di snobismo delle transfemministe di Nonunadimeno
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02/28/2026

La ricetta per questi pasticci è nota: un gruppuscolo di intolleranti, degli amministratori pilateschi che gliela danno vinta, un evento cancellato, e come guarnizione una spolverata di giustificazioni stile Fracchia e di comunicati imbarazzanti. Stavolta nel paiolo (anzi, nel wok) c’era un libro di Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, Donna si nasce, che doveva essere presentato a Bologna; a contestarlo le transfemministe di Nonunadimeno; a farsi intrecciare i diti è stata Laica Montanari, responsabile dell’organizzazione, che ha spiegato la scelta con le “contestazioni troppo passionali” (insomma, le abbiamo censurate perché le amavamo troppo); e a scrivere il comunicato è stata Nonunadimeno Bologna. Vi si legge, tra l’altro, che il libro “ha un titolo evidentemente provocatorio” (invidio le risate dei posteri davanti a un’epoca in cui la frase “donna si nasce” poteva creare problemi di ordine pubblico) e che c’è molto da fare “sul piano della decostruzione della bianchezza egemonica, dell’omolesbobitransfobia e razzismo interiorizzati”. Cavarero ha commentato su Facebook, gigioneggiando un poco: “Mi sono state fatte delle accuse ma non sono sicura di capire questa parola: omolesbobitransfobia (penso a quando andavo a parlare alle operaie della Dalmine e ci si capiva perfettamente! Com’è cambiata la militanza!)”. Magari fosse cambiata solo la militanza, cara Adriana, è cambiato tutto, e sta via via scomparendo la possibilità di una lingua comune. In una società divisa per bolle, tanto più introverse quanto più ideologizzate, l’endogamia linguistica partorisce mostri verbali che hanno tutti i tratti dei gerghi delle subculture adolescenziali: segnaletiche di appartenenza tribale-settaria al servizio di strategie di distinzione e di snobismo, ininfluenti nel mondo extra bullam. Non fosse che a usarli sono spesso adolescenti di sessant’anni suonati, intestandosi lotte che potrebbero interessare tutti, quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare. Anche le operaie eterocismetalmeccaniche.
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