Non basta la prima per l’ultimo Scorsese
(Usa, 2016)con: Liam Neeson, Adam Driver, Andrew GarfieldValutazione Cnvf: complesso/problematico/dibattiti
Carlo Ridolfi
01/22/2017
A considerare la nutrita e variegata filmografia di un autore come Martin Scorsese, potremmo tentare una sintesi delle sue passioni, a volte anche delle sue ossessioni, riducendole a tre grandi filoni. Uno è certamente quello delle storie che hanno a che fare con la violenza e la malavita (da Mean Streets a The Wolf of Wall Street). L’altra è la musica (da L’ultimo valzer a George Harrison). Il terzo è relativo alla fede cattolica, sempre affrontata in termini controversi e problematici, da L’ultima tentazione di Cristo a quest’ultimo Silence, anche se quasi tutti i suoi film hanno riferimenti e rimandi al mistero del sacro e alle domande ultime che ne scaturiscono.Silence è film al quale Scorsese pensava da moltissimo tempo, dopo aver letto il romanzo di Shusaku Endo, scrittore giapponese cattolico, pubblicato nel 1966.Cinquant’anni dopo la pagina scritta diventa opera cinematografica, poderosa e affascinante, che forse soffre del maggior limite di un regista che ha moltissimi pregi, ma non quello di eccellere nella misura.La vicenda è ambientata nel Giappone del Seicento. I padri gesuiti Rodrigues (Andrew Garfield) e Garupe (Adam Driver) vengono inviati in missione per verificare la notizia secondo la quale il loro confratello Cristovao Ferreira (Liam Neeson) avrebbe abiurato. Conosceranno il fascino delle terre d’Oriente e l’orrore di orribili persecuzioni delle quali furono vittime i cristiani.Scorsese ci conduce attraverso un viaggio sia di spostamenti fisici che di tormenti dell’anima, non risparmiando né magnifiche sequenze di enorme suggestione visiva (grazie anche a scenografie e costumi realizzati dai suoi fedeli collaboratori Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo e alle locations scelte a Taiwan, dove il film è stato girato), né momenti cruenti, a tratti quasi insopportabili.Grande organizzatore di macchine da spettacolo, il regista mette al massimo frutto il lavoro nella fotografia di Rodrigo Prieto, nella musica di Kim Allen e Kathryn Kluge, nella recitazione dei tre ottimi protagonisti e dei comprimari.Silence è film che andrebbe visto più di una volta, tanta e tale è la potenza emotiva di una prima visione, torrenziale e coinvolgente, da renderne necessaria almeno una seconda, per ripercorrere con passo più riflessivo le vicende e le immagini che le raccontano.Il suo merito principale, ed è merito rimarchevole, è quello di dar rilievo e attenzione alle ragioni sia degli uni che degli altri, lasciando allo spettatore lo spazio di valutazione e considerazione che ogni opera intelligente, e intelligente regista, sono capaci di mettere a disposizione.