"Je suis Charlie Hebdo" dieci anni dopo: non era Charlie quasi nessuno
Antonio Gurrado
01/07/2025

Ora che sono trascorsi dieci anni esatti, possiamo dirlo con sicurezza. Visto il linciaggio cui viene sottoposto chiunque dica qualcosa di appena appena fuori luogo; visto lo sdegno che percorre l’opinione pubblica quando qualcuno non si affretta a dire ciò che va di moda dire in quel preciso istante; visto l’elevatissimo numero di persone in cella per avere praticato il mestiere di scrivere, quelle vicinissime al nostro cuore e quelle delle quali ignoriamo financo il nome; visto il sempre più frequente sottotesto secondo cui chi fa circolare idee e notizie in qualche modo va a cercarsi guai; viste le case editrici che intervengono per emendare i classici o infarcirli di trigger warning; visti gli autori che ci pensano due volte prima di scrivere una storia, una frase, una paroletta che possa urtare le sensibilità più disparate; visto il balletto di scuse automatiche da parte di chicchessia, di fronte al tribunale del popolo in convocazione permanente; visti gli impietosi colpi di spugna inferti dalla censura ora che si è data una passata di cipria progressista; e visto anche il costante svilimento della libertà di parola a opera di ambienti pseudo-conservatori, che la utilizzano come pretesto per la diffusione di menzogne, l’adesione a complottismi, la provocazione gratuita, il dog-whistling violento e la gara di rutti – ebbene, viste tutte queste cose, ora che sono trascorsi dieci anni esatti, possiamo dirlo con sicurezza. Di tutti quelli che allora dicevano orgogliosi “Je suis Charlie”, non era Charlie quasi nessuno.



