Tassare i ricchi? Al convegno sulla povertà con Stiglitz, Schlein appare più contiana di Conte
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02/15/2025

Tempi grami, echi di vera guerra e finta pace, caro bollette, perdita di potere d’acquisto dei salari, impoverimento del ceto medio, rottamazioni e lavoratori dipendenti strozzati dalle tasse: ce n’è abbastanza per recarsi di buon mattino nella sede dell’Enciclopedia Treccani e partecipare con gratitudine, diranno poi dalle file dell’opposizione Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, al convegno “Lotta alle diseguaglianze, contrasto alla povertà e politiche di welfare: il ruolo dei sistemi fiscali”.
Vasto programma, ma soprattutto vasto parterre di economisti, attivisti e docenti, Nobel per l’economia Joseph Stiglitz in testa. Stiglitz, cioè il professore della Columbia dal pensiero iper-redistributivo (nel senso della necessità di tassare i pochissimi super-ricchi per cercare di alleviare le sofferenze della spaventosa percentuale di super-poveri), docente che tanto piaceva al M5s di Beppe Grillo. A Conte sembra piacere ugualmente, nonostante la ruggine con Grillo, pur se con qualche distinguo su chi tassare tra i grandi ricchi (in base al livello di “capitalismo parassitario”, dice, e con un concetto di eventuale tassa patrimoniale intesa a livello “globale ed europeo”). E se Fratoianni quando parla Stiglitz si sente “in Paradiso”, tanto più che non ha mai nascosto di essere a favore della patrimoniale anche non globale, Schlein appare rapita dalle parole del Nobel, seduta in prima fila. E poi, quando parla lei, quasi quasi sembra più contiana di Conte sul tema povertà, al cospetto degli organizzatori di Oxfam Italia, del Nens e di Icrict, la commissione indipendente per la riforma della tassazione internazionale delle multinazionali di cui Stiglitz e altri relatori fanno parte. Anzi, dice: la sinistra ha sbagliato a mostrarsi subalterna alla destra sulla narrazione “meno tasse ai ricchi, più sviluppo per tutti”. Negli ultimi 30-40 anni questa linea ha fallito, ripetono tutti i relatori, dal primo all’ultimo, compreso Martín Guzmán, ex ministro delle Finanze argentino che ora si ritrova come presidente, dice Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze a Roma, “lo stravagante Javier Milei”. Nel pubblico siedono anche Peppe Provenzano, Cecilia Guerra e Stefano Fassina, tutti intenti ad ascoltare l’economista della University of Massachusetts Jayati Ghosh. Si cerca di rispondere alla domanda: “Che cosa serve per rendere i sistemi fiscali a livello internazionale e in Italia più equi e progressivi e a rafforzarne il potenziale redistributivo?”.
La risposta – declinata in varie sfumature, anche con l’aiuto, tra gli altri, del presidente di Nens Giuseppe Pisauro e dello stesso Visco (che sospira quando pensa che in Italia si è malvisti a parlar di tasse, e lui ne sa qualcosa) – va sempre nella direzione della tassazione dei detentori di grandissime ricchezze e della collaborazione internazionale come antidoto alla fuga dei capitali nei paradisi fiscali. E che il Pd sia anche il partito che, specie al Nord, parlava di sviluppo e ambiva a farsi votare dai ceti produttivi, non sembra argomento di ostacolo al concetto che di patrimoniale si può parlare (infine o finalmente, chissà). Dice infatti Schlein che “non è un tabù l’intervento sui grandi patrimoni, una tassazione dei super ricchi come ha proposto Lula”, “ma va fatta almeno a livello europeo, perché con la volatilità del capitale altrimenti rischia di non essere un intervento efficace”. Il Pd c’è, assicura la segretaria. I grandi imputati, nel dibattito, sono il neoliberismo e la globalizzazione. E, prima che di produttività, è di tasse che si deve parlare. Saranno d’accordo i riformisti dem e gli ex terzopolisti Carlo Calenda e Matteo Renzi? Chissà, ma non è questa la sede: al convegno si cercano sponde europee all’idea di tassa globale minima, tanto che, durante la pausa caffè, la professoressa Ghosh, presentata a Conte, chiede all’ex premier se, a suo avviso, oltre che in Spagna, presso Pedro Sanchez, si possa trovare ascolto presso qualche altro governo. Conte scuote la testa. Visco, intanto, mostra punte di pessimismo: di fronte alle tendenze politico-autoritarie, dice, c’è da domandarsi “se tanti sforzi e analisi non siano stati inutili”. Stiglitz è lapidario: “La mano invisibile”, di cui parlava Adam Smith a proposito del libero mercato, è invisibile perché non c’è. Schlein ascolta. La frase le piace, e infatti la ripropone: non c’è. Ci sono invece le “big tech”: a Conte fanno venire i brividi, mentre rievoca le “politiche redistributive” dei suoi governi, citando il reddito di cittadinanza. Indiziati di “scarsa visione” sono poi la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nella sala si percepisce accordo. Come sulla proposta sull’“equità orizzontale in Costituzione”. Dice Schlein: “Tanto guadagni, tanto paghi. E non dipende dal lavoro che fai”. Stiglitz sorride. I due si parlano, come sospesi in una bolla (o in un angolo del meraviglioso mondo di Elly).


