Schlein stringe il “patto della frisella” con Emiliano (per arginare Decaro). Ilva, cene e intese
Gabriele De Campis
08/14/2025
 Ansa
La conversione sulla via dei cacicchi meridiani, per ora, passa da Bari, prima di registrare la seconda tappa a Salerno. In Puglia è stato siglato il patto della “frisella d’acciaio” tra la segretaria Elly Schlein e il governatore Michele Emiliano. La liaison politica tra la leader e lo sceicco è ormai un dato acquisito come l'ineluttabilità del caro-ombrellone nell’estate 2025. Se non è amore, ci siamo quasi e poco ci manca che lo sceicco adatti l’antico adagio, da recitare con intonazione alla Lino Banfi, per la segreteria: “Se Lugano avesse un mer, sarebbe na piccola Ber”. Con il quadrante Puglia per le regionali sempre sospeso a causa delle bizze dell’eurodeputato Antonio Decaro, Elly e Mike si sono ritrovati sempre più vicini e coesi nelle partite contingenti e di conseguenza anche in quelle future, complice il ruolo di collante svolto dal capogruppo a Palazzo Madama, Francesco Boccia, che proprio dallo sceicco fu lanciato in pista come assessore al Bilancio della sua prima giunta barese (nel lontano 2004).
Tra i due, Elly e Mike, non c’era feeling, ma grande simpatia: nel congresso nazionale, Emiliano comprese le potenzialità di outsider della Schlein, la incontrò anche a Roma. Fu però spiazzato dall’endorsement di Decaro per Stefano Bonaccini, e decise di seguire il suo delfino (ora nemico giurato). Qui andò in scena una commedia tutta pugliese: il governatore dell’Emilia-Romagna fu presentato in pompa magna in un cinema barese, davanti a tutta la classe dirigente dem, cerimoniera Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale. Con fiuto levantino Big Mike però divise quasi equamente le truppe, fiutando l’esito finale incerto: convinse la Capone a fare una giravolta, “costretta” a indossare i panni dell’ex margheritina arcobaleno, e spostò un gruppo di consiglieri regionali su Elly. Il risultato? Nel primo turno e nei gazebo arrivò seconda, ma con un consenso inimmaginabile a queste latitudini.
Sulle strategie politiche i due sono in perfetta sintonia: lo schema “testardamente unitario” di Elly - connubio Pd-5S e dialogo con gli ex Terzo polo - ha trovato un modello antesignano in Puglia nelle geometrie spregiudicate di Emiliano. Fin dalle elezioni del 2020 aveva stretto un accordo con i grillini (siglato con Luigi Di Maio) per annetterli nella sua maggioranza, talmente “extra large” da assemblare ex berlusconiani, ex renziani e anche qualche camerata vicino a Casapound come il sindaco di Nardò Pippi Mellone (ora ritornato in area meloniana). La giunta dell’emiro fu la prima che testò in una regione l'alleanza Pd-5S, con l’assessorato al Welfare per la pupilla contiana Rosa Barone
La formula di Emiliano ora si ritrova negli accordi che Elly ha siglato nelle Marche e in Toscana. Elly e Michi si vestono con stile antitetico (lei apprezza le armocromie più raffinate, lui le polo antracite con il logo dei Vigili del fuoco), eppure si intendono a meraviglia sulla necessità di limitare la monarchia nascente di Decaro: Mister 500mila preferenze vuole candidarsi come governatore con “i pieni poteri”, punta a fare piazza pulita della nomenclatura emilianista, per sostituirla con la squadra che lo ha affiancato nel decennio da sindaco a Bari. In questa ottica l’eurodeputato vuole stoppare le candidature dei “frati semplici” Emiliano e Nichi Vendola in consiglio regionale, e ha fatto presente la questione al Nazareno ricevendo un ascolto distratto e nessuna condivisione della sua impostazione. Il silenzio di Elly è accompagnato dallo sguardo sovietico di Igor Taruffenko: con pragmatismo brezneviano, il suo luogotenente prende nota degli smarcamenti in Ue di Decaro (sul Pnrr-Difesa e sul rinvio delle sanzioni per l’automotive). E così Taruffi è spettatore attento di una contesa che ha l'obiettivo di sfiancare l’ingegnere di Torre a Mare, potenziale sfidante per la premiership del centrosinistra.
Sull’Ilva, in queste ore, si è misurata la distanza tra la linea Schlein-Emiliano, dialogante per il governo (da cui è scaturito l’ultima accordo siglato a Roma), e quella di rottura di Decaro, appiattito sulle posizioni dei 5S per rafforzare il suo asse (obiettivo elezioni politiche?) con Giuseppe Conte. Non a caso Antonio Misiani, responsabile Pd per l’Economia, ha salutato l’intesa raggiunta su Taranto elogiando l‘attivismo di Big Mike. “Il patto della frisella d’acciaio” tra Elly e SuperMike (che per le politiche del 2027 ha avuto già rassicurazioni) è destinato a reggere a lungo, nell’immediato limitando il raggio d’azione di Decaro. E nelle prossime settimane, quando nascerà la figlia del governatore, ci sarà l'evoluzione della leader-segreteria in "Zia". Elly, la “zia convertita sulla via barese dei cacicchi”.