Quel gran chiacchierone di La Russa
Redazione
09/17/2024
Foto Ansa
Nella bocca chiusa non entrano le mosche, diceva Cervantes. Antico precetto d’altrettanto antica saggezza. Invito alla continenza verbale. Ma poiché Ignazio La Russa non è Donchisciotte e nemmeno Sancio Panza, ma è (nientemeno) il presidente del Senato, egli, la bocca la tiene aperta e gli dà fiato sin dalla sua ascesa allo scranno più alto di Palazzo Madama. Ovvero sin da quando ci intrattenne – ma perché? – sul busto di Mussolini e poi sui militi tedeschi di via Rasella: “Una banda di suonatori”.
Da allora è stato un ininterrotto comunicare, un imperscrutabile agitarsi come acqua nel secchio seguendo misteriosi calcoli e rimbalzi (forse non del tutto calcolati, per la verità). Un impegno indefesso in manifestazioni oratorie del genere più vario, tanto spesso a sproposito, nel corso delle quali egli ha talvolta tentato persino la via d’una nuova pedagogia costituzionale. Un invito a superare il conflitto fascismo-antifascismo, operazione tuttavia complicata, nella quale s’impegnò a suo tempo Luciano Violante da presidente della Camera, e che richiederebbe cultura, tempismo, linguaggio e grammatica istituzionale: tutte cose di cui – ahinoi – La Russa è sprovvisto.
Le parole infatti escono dalla bocca del presidente del Senato rincorrendosi come gli alunni all’uscita della scuola. La sua cifra è ferma alla goliardia. Domenica, per dire, la seconda carica dello stato si è abbandonato a una inspiegabile polemica con il leader di Forza Italia e vicepremier del governo Meloni, cioè Antonio Tajani. I giornali discutono di un ipotetico intervento sugli “extraprofitti” delle banche. Il governo però non ne parla. Nessuno ne parla. E allora che succede? Ne parla La Russa. Ovvio. “Tajani è contrario agli extraprofitti? Forse deve far piacere a qualche banca”. Ora noi abbiamo rinunciato a interrogarci sul perché La Russa parli terremotando ogni volta il suo stesso campo politico. Ci limitiamo a osservare che alla fine passerà alla storia per aver messo insieme il centrosinistra facendo giocare in attacco Schlein e Renzi alla partita del cuore.