Maiorino (M5s): "I riformisti del Pd? Ingenui guerrafondai. I leghisti? A volte capita dicano cose corrette"
Ginevra Leganza
12/12/2025

“Strepitano perché Conte fotografa la realtà e dice: ‘Non ci resta che Trump’. Strepitano e si scandalizzano. E poi strumentalizzano le parole del mio presidente che invece sono chiarissime”. Alessandra Maiorino, la senatrice (e supernova) dei Cinque stelle va presto al dunque. “C’è una parte di Pd guerrafondaia che è la prima responsabile, all’interno del partito, della strumentalizzazione”.
In effetti ieri, sui giornali, era tutta un’antologia di commenti degli alleati riformisti. Da Giorgio Gori a Filippo Sensi. Il presidente Conte li ha chiamati anime belle. Lei cosa ne pensa? “Sono quelli che hanno sempre detto ‘Asta in resta’, ‘Ucraina o morte’…”. Bellicismo naïf? “Più che altro non hanno contezza delle circostanze. Come anche altri, intendiamoci. Se poi mi chiede dell’Europa…”. Sì? “Ecco, sottolineerei l’enorme sciocchezza di essersi rifiutati di parlare con Putin, dicendo che doveva essere sconfitto solo militarmente, hanno puntato solo ad armare la piccola Ucraina fino ai denti, fingendo che potesse davvero sconfiggere l’orso russo, ma ben sapendo che per farlo bisognava invece essere disposti a entrare in una terza guerra mondiale”.
Un’utopia, la loro? “Ma vede, adesso gli ucraini sono messi molto male, purtroppo. Hanno perso territori. Putin tratta con Trump che è un suo pari livello, e non con Von der Leyen”. Cosa avrebbe dovuto fare Von der Leyen? “Cosa non avrebbe dovuto fare, semmai”. Cosa? “Sponsorizzare l’economia di guerra. Von der Leyen, di cui abbiamo chiesto la sfiducia, vuole essenzialmente indebitare i cittadini e le cittadine europee per comprare più armi e favorire la sua Germania. Unico paese che trae vantaggio da tale scelleratezza, riconvertendo la produzione industriale. Produzione che noi invece, volendo essere freddi, non abbiamo”. Il paradosso, secondo lei, è che oggi il pacifismo è cinico e il bellicismo è ingenuo? “Io penso che ci siamo infilati in un vicolo cieco”. Come saprà, le sue parole sulla riconversione industriale sono le stesse di alti esponenti leghisti. Pensi che in questi termini si esprimeva, in un colloquio con il Foglio, la vicesegretaria Silvia Sardone. “E con ciò? Può capitare che Sardone dica una cosa corretta. Al di là di chi dice cosa, la riconversione è una verità oppure no?”. Non badiamo ai pulpiti. Però è vero che sulla politica estera le convergenze con il Carroccio sono lampanti. E che ogni tanto riemergono, si notano, a qualcuno fanno persino fantasticare un ritorno. “La Lega può dire una cosa corretta. Ma certo non ci sono malinconie gialloverdi. Anche perché ci siamo chiariti al nostro interno l’anno scorso”. Cioè? “Noi siamo progressisti, loro sono putinisti. Noi difendiamo i diritti umani, Salvini va in giro con la maglia di Putin. E si fa cacciare dal sindaco di Cracovia”.
Torniamo al Pd. Lei ha detto che c’è una parte di partito intimamente guerrafondaia. “Una parte che al primo starnuto di Conte ci accusa di gialloverdismo”. Certo. Non meno interessante, però, è tutto l’altro blocco che tace. Come se lo spiega il mutismo selettivo di Schlein? La segretaria è imbarazzata? E’ in disaccordo? O più semplicemente tira a campare? “Penso solo che non voglia rimestare nel torbido”. Cioè? “Avrà sicuramente inteso che le parole di Conte non sono un elogio a Trump bensì la cruda realtà. Ovvero quello che resta di un’Europa inetta”.
C’è chi ricorda, a proposito di nostalgie, il bel rapporto di The Donald con Giuseppi. “Non vorrei fare l’esegeta del mio presidente, che si esprime chiaramente, in italiano forbito, e descrive fatti”. Ma senatrice, Conte è uomo di lettere e sa che non ci sono fatti ma solo interpretazioni. “Beh, io ho ascoltato e riascoltato le parole del mio presidente. E il punto è semplice e non fraintendibile. Scommettere sulla vittoria dell’Ucraina, abdicare come l’Europa e come l’Italia al ruolo negoziale, addirittura puntare tutto sulle armi, ha portato a questo. Trump è un fatto inesorabile e, beninteso, non c’è giubilo da parte nostra”. Quindi Conte non è trumpista quanto Salvini è putinista. “Trump è un mercante che si è messo in mezzo e che farà la trattativa con Putin. Conte è consapevole della sua pericolosità. Ma la colpa è solo del vuoto politico europeo”. E del fatto di sconcertare il Pd, come nessuno mai, Conte è consapevole? “Il Pd ha tante sensibilità, ci sono svariati Pd... Sa com’è...”. Avvertiamo malizia. Maiorino sorride. “E che a volte capita di calpestare qualche anima...”. Qualche anima bella? “Direi che capita persino involontariamente”.


