Fazzolari: "Se vince Trump non mollerà l'Ucraina. Dossier contro il governo: serve la verità"
1145367
10/10/2024
Alla fine, dopo trenta minuti di chiacchierata, ammette: “Per fare il mio lavoro bisogna essere poco elastici. Non è questione di ruvidezza, ma di realismo”. Giovanbattista Fazzolari, la maschera di ferro del governo Meloni, l’uomo che consiglia la premier, studia strategie, sceglie cosa far dire, e non dire, ai parlamentari di Fratelli d’Italia, citato in tutte le trame di Palazzo Chigi, spigoloso e poco incline alle interviste, si concede in Senato a una pioggia di domande.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dice che anche con la vittoria di Donald Trump l’America continuerà a sostenere l’Ucraina, che sul giudice della Consulta le opposizioni fanno uno sgarbo al Quirinale e che con queste opposizioni loro, cioè il centrodestra, governeranno a vita. Fazzolari giudica “curioso” il dossieraggio del finanziere Pasquale Striano nei confronti di Guido Crosetto: “Ci sono stati accessi anche nei miei confronti”. Meglio procedere per piccoli passi.
Fazzolari, domani (oggi per chi legge) è il giorno della visita a Roma del presidente Zelensky: l’Italia è ancora convintamente al fianco dell’Ucraina? “La nostra linea è confermata e siamo allineati”. Non c’è ipocrisia sulla questione delle armi che possono essere o meno utilizzate in territorio russo? “Abbiamo ereditato dal governo dei migliori, unici in Europa, la decisione di secretare il dossier. Dunque il governo e il Parlamento, al di fuori del Copasir, non è legittimato a parlare dell’uso delle armi: quante sono, come vengono utilizzate, quanto costano. La mia opinione non conta. Dunque è bizzarro parlarne”. La controffensiva in Russia è un atto legittimo? “Per i governi occidentali è facile commentare, ma non è una partita di calcio e non stiamo sul divano. Preferisco sottrarmi. Posso dire però che la Russia vìola sistematicamente tutte le norme del diritto internazionale e le regole di guerra, cosa che l’Ucraina è molto attenta a rispettare anche nei confronti degli alleati e perché vuole entrare in Europa. Dalla Russia invece registriamo un atteggiamento imbarazzante soprattutto per un paese che è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.
Fazzolari non vorrebbe infilarsi nelle possibili ripercussioni sulla guerra in Ucraina in caso di vittoria di Trump, a partire dal disimpegno. Ma spiega: “Oggi l’Amministrazione americana dei democratici dà un aiuto militare a Zelensky inferiore rispetto alla capacità degli Stati Uniti, anche oggi hanno deciso di non dare tutto il sostegno che potrebbero dare: ma c’è un tema generale legato all’opinione pubblica in tutto l’occidente”. Quindi? “Ognuno sta facendo il massimo tenendo conto dell’equilibrio con la propria opinione pubblica. E lo stesso varrà per Trump: se dovesse vincere sosterrà l’Ucraina in base a quella che è l’opinione pubblica del paese e della maggioranza che l’ha sostenuto. Non credo che verrebbe meno il sostegno a Kyiv”. Lei è un trumpiano e tifa per The Donald: possiamo scriverlo, non si offende. “No, non si può dire: agli americani non frega nulla di quello che pensa Fazzolari”.
La conversazione con il sottosegretario si interrompe per un siparietto simpatico: passa il senatore di FdI Guido Castelli con Rosella Sensi, figlia di Franco ed ex presidente della Roma, ora sindaca di Visso, nelle Marche. Il senatore gliela presenta.
Fazzolari le stringe la mano, ma ammetterà poi di non averla riconosciuta: “Io non seguo il calcio”. Meglio quasi ritornare alla guerra e insistere: c’è stanchezza nella nostra opinione pubblica? “Tutto l’occidente è distaccato da quanto accade in Ucraina perché è lontano da noi, sono coinvolti i paesi dell’est, gli altri, noi abbiamo la sensazione di essere poco coinvolti. Questo vale per l’Italia e non solo”. Mentre Fazzolari si concede alle domande dei cronisti, Crosetto è al Copasir. “La procura ha deciso che c’è qualcosa da attenzionare e da capire, se un servitore dello stato in maniera compulsiva fa decine di migliaia di accessi a esponenti del centrodestra in procinto di andare al governo. C’è qualcosa forse di strano e curioso e c’è una procura che sta facendo il suo lavoro. E’ comunque curioso: perché Striano faceva tutti questi accessi? Per chi? A che pro?”.
C’è un clima strano intorno a questo governo, secondo lei? “Non credo proprio. C’è cialtronaggine”. Ce l’ha con i giornalisti. “Con il metodo di inventare cose mai accadute”. Esempi? “No”. Sul giudice della Consulta avete fallito il blitz. “Non è così, servono i tre quinti del Parlamento, quindi più della maggioranza. Se poi per calcoli politici si opta per non eleggere il giudice della corte costituzionale è grave”. L’opposizione vi ha fermato. “E’ stato gravissimo, se ne sono vantati. L’opposizione doveva dire: nessuno voterà quel nome, ci stava, ma se impedisci al singolo parlamentare di entrare in Aula stai dicendo che a prescindere dal nome tu impedisci l’elezione del giudice. Non è una questione di merito. Ma di strategia: l’opposizione aspetta che i giudici siano quattro per arrivare a una spartizione da manuale Cencelli. E’ una mancanza di rispetto verso il Quirinale che si è espresso in diversi richiami”.
Addirittura. “Sì, le opposizioni hanno perso il senso della forma istituzionale, potevano mantenere la forma, e non impedire ai parlamentari di entrare”. Nel segreto dell’urna sapevate di contare su voti dell’opposizione. “E allora? Questo è molto grave: i partiti hanno deciso che i parlamentari non potessero entrare. Non mi sembra un bel messaggio”. Contavate sul segreto dell’urna. “Ma che vuol dire? Se presento il miglior giurista d’Italia c’è la possibilità che un parlamentare, qualunque sia il suo partito di provenienza, lo possa votare? Perché partiamo dall’assunto che la politica sia così degradata?”. Andrete avanti sull’elezione del giudice? “Siamo sereni, va eletto un giudice della Corte costituzionale: convocheremo i nostri parlamentari finché sistematicamente le opposizioni bocceranno il nome, ma lo faranno loro, non noi. Lunga vita a queste opposizioni perché ci permettono di non eccellere: finché c’è questa opposizione gli italiani ci chiederanno di rimanere. E non parliamo della manovra”. Cioè? “Un esponente del M5s ci ha appena ricordato di non aver confermato il taglio delle accise, ma lo rivendichiamo perché costava dieci miliardi e andava ad aiutare solo chi ha un’auto e tendenzialmente di grossa cilindrata”. Scusi Fazzolari, prima che se ne vada: lei è dipinto come il Richelieu di Meloni, ruvido, potentissimo, in mezzo a tutte le decisioni e i giochi di Palazzo: si riconosce in questa descrizione? “Le ripeto: a noi di rimanere al governo non ce ne frega nulla. Stiamo qui per spirito di servizio”. Dite tutti così. “Se domani ci fosse qualcuno di molto più bravo e adatto a guidare il paese saremmo ben felici: perché noi voteremmo lui e non ci dedicheremmo ad altro. E comunque la descrizione che lei fa di me non è corretta: io sto a Palazzo Chigi senza secondi fini, ma semplicemente per ricoprire l’incarico che uno ha c’è poco spazio per essere elastici”. Ultima provocazione: fra poco potrebbe scendere in campo Pier Silvio Berlusconi: questa eventualità la preoccupa? Il sottosegretario ride e se ne va.