"Tra i mostri di Fulci non ho avuto paura. A 9 anni mi sembrava di vivere in una fiaba"
Michele Borghi
11/28/2023


Gole squarciate, cadaveri putrescenti, geyser di sangue. E in mezzo a tanto orrore splatter la piccola Silvia Collatina, fantasmatica presenza del cult horror “Quella villa accanto al cimitero” girato nel 1981 da Lucio Fulci, il poeta del macabro. «Sono uscita intera dalla cantina del dottor Freudstein – sorride Silvia, evocando il sanguinario mostro del film – ora tengo vivo il ricordo di quella pellicola, girando per il mondo nelle convention e coltivando l’amore dei fan per il cinema di Fulci».
Da bimba lei aveva calcato il set più lovecraftiano dei primi anni ‘80. Ha avuto paura?
«Mai. La mia famiglia è sempre stata appassionata di esoterismo e paranormale, ho respirato atmosfere gotiche fin da piccola. Non solo non avevo paura, ma ero attratta dai trucchi e dagli effetti speciali. Con lo stesso stupore di Willy Wonka nella fabbrica di cioccolato».
Dove avete girato?
«Gli interni a Roma, agli studi De Paolis, vicino a casa mia. Gli esterni negli Usa, nella zona di Boston. La villa del titolo si trova a Scituate, in Massachusetts».
Fulci si dice non fosse particolarmente tenero con gli attori…
«Con me è stato un fantastico Maestro, scritto con la “M” maiuscola. Solo una volta, per ottenere un’espressione che non mi veniva, ha alzato la voce».
Che scena era?
«Quando il manichino perde letteralmente la testa. Il mio personaggio, Mae, doveva spaventarsi vedendo in anticipo la terribile morte della baby sitter Ann, interpretata da Ania Pieroni. A me che la tata venisse decapitata lasciava indifferente, non c’era feeling con l’attrice. Lui si arrabbiò per farmi emozionare».
Come andò a finire?
«La timidezza mi bloccava, c’era troppa gente attorno al set per i miei gusti. La reazione del regista mi fece scendere i lacrimoni. La scena venne benissimo e ricordo che Antonella Fulci, la figlia di Lucio, corse subito ad abbracciarmi e consolarmi, fu dolcissima».
Da bimba lei aveva calcato il set più lovecraftiano dei primi anni ‘80. Ha avuto paura?
«Mai. La mia famiglia è sempre stata appassionata di esoterismo e paranormale, ho respirato atmosfere gotiche fin da piccola. Non solo non avevo paura, ma ero attratta dai trucchi e dagli effetti speciali. Con lo stesso stupore di Willy Wonka nella fabbrica di cioccolato».
Dove avete girato?
«Gli interni a Roma, agli studi De Paolis, vicino a casa mia. Gli esterni negli Usa, nella zona di Boston. La villa del titolo si trova a Scituate, in Massachusetts».
Fulci si dice non fosse particolarmente tenero con gli attori…
«Con me è stato un fantastico Maestro, scritto con la “M” maiuscola. Solo una volta, per ottenere un’espressione che non mi veniva, ha alzato la voce».
Che scena era?
«Quando il manichino perde letteralmente la testa. Il mio personaggio, Mae, doveva spaventarsi vedendo in anticipo la terribile morte della baby sitter Ann, interpretata da Ania Pieroni. A me che la tata venisse decapitata lasciava indifferente, non c’era feeling con l’attrice. Lui si arrabbiò per farmi emozionare».
Come andò a finire?
«La timidezza mi bloccava, c’era troppa gente attorno al set per i miei gusti. La reazione del regista mi fece scendere i lacrimoni. La scena venne benissimo e ricordo che Antonella Fulci, la figlia di Lucio, corse subito ad abbracciarmi e consolarmi, fu dolcissima».


di Michele Borghi


