Il Csm usa il sorteggio per i concorsi dal 2017. Ma l’Anm non si indigna
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03/04/2026
Se vi dicessimo che da ben nove anni il Consiglio superiore della magistratura ha deciso di sua iniziativa di usare il sorteggio come metodo per svolgere una delle sue più importanti attività probabilmente non ci credereste. E invece è così: nel 2017 (ben prima dello scandalo Palamara) il Csm ha deciso di affidare alla sorte la selezione dei magistrati che devono far parte delle commissioni d’esame per l’accesso in magistratura. Non un’attività di poco conto, anzi: cosa c’è di più importante di stabilire chi può o meno diventare magistrato? Il sorteggio venne adottato per cercare di ridurre i condizionamenti che venivano esercitati dalle correnti anche in questa delicata funzione. Eppure oggi l’Associazione nazionale magistrati e celebri pm fanno la guerra contro l’introduzione del sorteggio prevista dalla riforma Nordio per l’elezione dei due futuri Csm. Un paradosso evidente.
Il concorso per l’accesso alla magistratura ordinaria è formalmente indetto con un decreto del ministero della Giustizia. A questo segue l’individuazione da parte del Csm dei venti magistrati che faranno parte della commissione, più un magistrato che svolgerà la funzione di presidente. A questi si aggiungono cinque professori universitari di ruolo, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, e tre avvocati abilitati a patrocinare davanti alle giurisdizioni superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. A quel punto il Csm trasmette al ministero della Giustizia i nominativi individuati e il Guardasigilli emana un secondo decreto ministeriale con cui nomina formalmente il presidente, i componenti effettivi e anche i supplenti.
Fino alla fine del 2017 la procedura di nomina delle commissioni esaminatrici del concorso in magistratura è stata molto semplice: una volta indetto il concorso, il Csm acquisiva la disponibilità dei magistrati a essere nominati componenti della commissione d’esame e poi, tenuto conto di una serie di condizioni di incompatibilità, stilava l’elenco dei magistrati che avrebbero fatto parte della commissione. L’elenco veniva stilato dalla Terza commissione e poi approvato dal plenum del Csm. “Ovviamente, come in ogni attività svolta dal Csm, anche la selezione dei magistrati che dovevano comporre le commissioni esaminatrici risentiva dell’influenza del correntismo”, sottolinea al Foglio Antonio Leone, più volte parlamentare e consigliere laico del Csm dal 2014 al 2018. “Si assisteva a una spartizione anche dei membri delle commissioni d’esame d’accesso alla magistratura. Erano le correnti a indicare i nominativi, che poi venivano inseriti nell’elenco stilato dalla Terza commissione”, racconta.
Con il passare degli anni, però, il peso esercitato dalle correnti nella scelta dei magistrati esaminatori è diventato sempre più evidente. Come se non bastasse, sono anche emerse vicende non proprio lineari sotto il profilo dell’opportunità (per il concorso a 360 posti di magistrato indetto nell’ottobre 2016, ad esempio, il Csm scelse tra i componenti della commissione d’esame anche la magistrata Marcella Suma, moglie di Lucio Aschettino, che all’epoca era proprio consigliere del Csm).
Per tutte queste ragioni, alla fine del 2017 il Csm ha deciso autonomamente di introdurre il sorteggio come metodo di scelta dei membri delle commissioni d’esame. La normativa che disciplina il concorso in magistratura, infatti, non prevede affatto l’uso di questo strumento. Dal 2017 il Csm ha così cambiato la sua prassi: anziché scegliere direttamente i componenti delle commissioni, il Csm raccoglie la disponibilità dei magistrati e poi sceglie i membri delle commissioni d’esame a sorte. L’unico a essere nominato sulla base di un confronto dei curriculum tra chi si è proposto è il presidente della commissione d’esame. L’unico requisito stabilito dalla legge e che il Csm è tenuto a rispettare riguarda l’anzianità di servizio dei magistrati sorteggiati, che devono aver conseguito almeno la terza valutazione di professionalità (quindi in servizio da circa dodici anni).
Lo svolgimento dei concorsi è proprio uno dei compiti che la Costituzione attribuisce al Csm (le famose “assunzioni”), insieme alle assegnazioni, ai trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari. Eppure proprio il Csm non si è fatto tanti problemi ad adottare il sorteggio per svolgerli, e nessuno dalle parti dell’Anm ha fiatato. Oggi che c’è da contrastare la riforma Nordio, il sorteggio è diventato uno strumento che delegittima le toghe in una logica autoritaria.
“Quando si dice che il sorteggio non può essere adottato perché dei magistrati impreparati potrebbero finire al Csm si dice una sciocchezza – afferma Leone – perché i magistrati sono valutati nel 99 per cento dei casi come tutti bravi e competenti. Chi sostiene questo, peraltro, non conosce come funziona il Csm, la cui attività si basa principalmente sul lavoro della burocrazia interna (centro studi, magistrati segretari, funzionari, ecc.). Ecco perché non ha senso dire che al Csm devono andare solo i magistrati più preparati”, conclude Leone.
Sapere che da nove anni il Csm usa il sorteggio per i concorsi rende l’indignazione del fronte del No ancora più paradossale.