Un libro con cui Biden si è preparato al discorso sullo Stato dell'Unione e il video con i "presidenti"
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03/08/2024

“Come ho osservato in innumerevoli conflitti nel corso degli anni, i costi del blame game”, del dare la colpa all’altro, “sono enormi”, scrive William Ury, il fondatore del programma Negotiation all’Università di Harvard: “Intensifica inutilmente le dispute e ci impedisce di risolverle. Avvelena le relazioni e spreca tempo ed energia preziosi. E, cosa più insidiosa, mina il nostro potere”. E’ l’ultimo libro di Ury, “Possibile: How We Survive (and Thrive) in an Age of Conflict”, che Joe Biden aveva con sé a Camp David nel fine settimana scorso, durante il suo ritiro di preparazione al discorso sullo Stato dell’Unione di giovedì sera (notte italiana). Smussare gli spigoli del mondo in guerra e dell’America sfilacciata dall’ostilità tra democratici e repubblicani: questa è la missione di Biden sin dalla sua elezione nel 2020, e questo il metodo con cui ha preparato l’ultimo suo discorso al Congresso, prima delle elezioni di novembre. Che questo sia “Possible” è la convinzione, o forse la speranza, del presidente.
La leadership di Biden è stata caratterizzata dalla volontà di ricucire le spaccature, di trovare compromessi, ed è piuttosto naturale che si ispiri a un guru della negoziazione come Ury, ma poi c’è la campagna elettorale contro Donald Trump, il re del blame game, al punto da voler far credere agli americani che si candida per vendicarli tutti della grande colpa di Biden e dei democratici: aver imbrogliato alle elezioni del 2020, levando a Trump il suo secondo mandato. Come si possa ancora voler tentare un compromesso con un avversario è difficile da dire, ancor più che ora sta per partire la sfida diretta tra Trump e Biden che, almeno in questa fase, da parte dell’ex presidente si sostanzierà in pubblicità e discorsi per dire: Biden è troppo vecchio, troppo confuso, troppo inadatto non soltanto per fare di nuovo il presidente ma anche per candidarsi a farlo.
Biden ha deciso, anche alla luce della chiusura di fatto delle primarie dopo il ritiro dell’unica sfidante di Trump, l’ex governatrice Nikki Haley, di usare questo discorso sullo Stato dell’Unione per sottolineare i risultati raggiunti – soprattutto quelli economici, i più grandi e i meno percepiti dagli americani – per insistere sul ruolo stabilizzatore dell’America nel mondo e per denunciare quel che Trump ha portato e porterebbe al paese: bugie e caos. La cosiddetta Bidenomics è davvero una lista di successi in termini di crescita dei salari, di disoccupazione, di investimenti in infrastrutture e innovazione, di inclusione. Resta ancora da domare l’inflazione, che è la più sentita dagli elettori e che è nei sondaggi sempre in cima alle preoccupazioni e molti consulenti – soprattutto di centri studi più a sinistra – hanno inondato la Casa Bianca di rilevazioni e di proposte per far sì che gli effetti dell’economia forte si sentano nella vita quotidiana.


