Le ore decisive di Lecornu
Mauro Zanon
10/04/2025
LaPresse
Il tempo stringe per il primo ministro francese, Sébastien Lecornu, ancora senza squadra di governo e con l’imperativo di presentare la legge di bilancio entro martedì prossimo. Ieri Lecornu ha ricevuto a Matignon i rappresentanti del Partito socialista (Ps), dei Verdi e del Partito comunista francese (Pcf), per provare a siglare un patto di non-censura. Ma l’esito dei colloqui con le formazioni della sinistra non è stato quello sperato. La proposta di manovra finanziaria di Lecornu che prevede, tra le altre cose, un miglioramento della pensione delle donne, l’abolizione dei “privilegi a vita” degli ex ministri e un taglio all’imposta sul reddito per le coppie con il salario minimo, è stata giudicata “insufficiente” dal primo segretario del Ps, Olivier Faure.
Servono “rotture sostanziali”, ha commentato il leader dei socialisti al termine dell’incontro, prima di aggiungere: “C’è un inizio di rottura nella forma, ma nella sostanza non è cambiato nulla”. Lecornu, secondo quanto riferito dal suo entourage, ha ribadito la sua ostilità alla “tassa Zucman”, l’imposta annuale del 2 per cento sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro richiesta a gran voce dai socialisti, perché “la considera pericolosa per l’economia e il lavoro”. In sostituzione, ha proposto un’“imposta sul patrimonio finanziario” che toccherebbe le holding. Troppo poco per Faure, che ha dato a Lecornu “il beneficio delle prossime ore per riflettere”: una frase che sa di ultimatum. “E’ stato un incontro molto deludente”, ha dichiarato Marine Tondelier, leader dei Verdi, dopo il faccia a faccia col primo ministro, seguita dal presidente del Pcf, Fabien Roussel, che si è detto a sua volta “deluso dall’assenza di apertura” di Lecornu. Prima degli incontri con Ps, Verdi e Pcf, il capo del governo ha annunciato che durante il suo mandato non avrebbe fatto ricorso al 49.3, l’articolo-salvagente della Costituzione che permette di approvare una legge bypassando il voto del Parlamento. L’annuncio è stato accolto con favore dalle sinistre, ma non è ancora sufficiente per ritirare la loro minaccia di sfiducia.