In Portogallo si torna al voto. La fine del bipolarismo e l'esigenza di iniziare a imparare a fare accordi
Redazione
03/12/2025

"Non siamo mica in Italia!”. Era pressappoco questo il tono dei commenti che si leggevano in Portogallo quando, nel 2023, cadde il governo Costa e i socialisti, forti di una solida maggioranza, volevano fare un nuovo esecutivo monocolore. Il presidente della Repubblica rifiutò, e a marzo 2024 vinse il centrodestra di Luís Montenegro, ma senza una maggioranza. Per questo è caduto su una mozione di fiducia. Il Portogallo che si appresta a tornare alle urne per la terza volta in tre anni è un paese in cui le maggioranze assolute e il bipolarismo quasi perfetto che ha caratterizzato mezzo secolo di democrazia sembrano ricordi lontani.
I sondaggi, certo, possono cambiare in un attimo, ma al momento indicano che il prossimo Parlamento sarà più governabile dell’attuale. Forse anche il popolo di navigatori per eccellenza dovrà imparare dall’Italia a navigare in mari più mossi. “A Roma fai il romano”, dice un proverbio portoghese. A Lisbona, se i risultati elettorali sono romani, bisognerà imparare a fare i romani senza troppe remore rispetto agli accordi parlamentari, né paura di rifare la matassa quando le intese si disfano.
Resta da vedere se le convergenze saranno al centro o agli estremi, con partiti sempre più antieuropeisti: alleati di Orbán a destra, “pacifisti” con il sangue degli ucraini a sinistra.
Intanto, la campagna elettorale permanente spinge i governi ai regali dell’ultima ora, come gli aumenti salariali nel pubblico impiego approvati il 10 marzo. E poi si blocca il resto: rinviata la privatizzazione della compagnia di bandiera Tap, rallentati gli investimenti virtuosi. Già a gennaio Lisbona ha rivisto il Pnrr eliminando le grandi opere irrealizzabili entro le scadenze previste. Sono caduti così un bacino idroelettrico in Alentejo, l’espansione della metropolitana di Lisbona e 3.300 alloggi a prezzi accessibili. A Bruxelles è stato chiesto di poter usare quei soldi per una più banale campagna acquisti: macchinari medici, autobus green… I fondi europei non cadono con i governi, ma gli stop della politica rallentano l’attività economica.



