Quanto fa male la crisi di Berlino all’Italia (e perché c’è una luce in fondo al tunnel)
Redazione
09/06/2024

La Germania crescerà zero quest’anno. Lo dice l’Ifo tedesco, l’istituto che ha rivisto al ribasso le sue stime confermando che l’economia del paese si è praticamente fermata e che nel 2025 il pil aumenterà dello 0,9 per cento e non dell’1,5 per cento come stimato in precedenza. Del resto, la chiusura annunciata da Volkswagen di storiche fabbriche d’auto, dopo 87 anni di crescita incessante, è solo l’ultimo segnale della crisi vissuta dalla Germania, che dal Covid e dalla guerra in Ucraina non si è mai ripresa, com’è, invece, successo a Italia, Spagna e Portogallo, i paesi periferici d’Europa che hanno distaccato anche la Francia.
“L’economia tedesca è bloccata e langue nella depressione”, ha detto Timo Wollmershauser, economista dell’Ifo secondo il quale quella in atto è una crisi strutturale poiché “gli investimenti sono troppo scarsi, soprattutto nel settore manifatturiero, e la produttività è stagnante da anni. Il calo del pil registrato nel secondo trimestre, la manifattura debole in agosto, l’aumento del 30 per cento delle insolvenze delle imprese e l’arretramento di un comparto trainante come quello automobilistico (non solo UW, ma anche Porsche e Continental) sono tutti segnali negativi ai quali si aggiunge una discesa lenta dell’inflazione (dalla media del 5,9 per cento del 2023 al 2,2 per cento nel 2024) e un aumento del tasso di disoccupazione a 6 per cento quest’anno dal 5,7 per cento nel 2023.
Il quadro dovrebbe cominciare a migliorare a partire dal 2025 con la ripresa del pil che sarà tanto più solida quanto più i tassi d’interesse in Europa scenderanno. Il risvolto positivo (per così dire) della crisi tedesca è rappresentato dal fatto che il consiglio direttivo della Bce il 12 settembre avrà una buona ragione per convincersi che la strada dell’allentamento monetario è quella giusta se si vuole evitare che il motore economico d’Europa (l’industria tedesca è particolarmente stressata dagli elevati tassi d’interesse) precipiti in una nuova recessione dopo quella del 2023 (meno 0,3 per cento del pil) mettendo a repentaglio la crescita dell’intera area.


