Con il nuovo accordo firmato dai sindacati, l’Ilva produce più cassa integrati che acciaio
Annarita Digiorgio
07/27/2024
(foto Ansa)
Taranto. Nel giorno dell’anniversario del sequestro degli impianti Ilva, da 12 anni in mano alla procura di Taranto, ieri notte è stato raggiunto l’accordo per l’aumento della cassa integrazione straordinaria (Cigs) a 4.050 dipendenti. A cui si aggiungono i 1.600 in Cigs dal 2018. La firma arriva alla vigilia dell’arrivo del ministro delle Imprese Urso a Taranto, che potrà vantare una pacificazione sociale conquistata a colpi di Cigs, prestiti ponte e aAfo5 chiuso per sempre, sempre, il contentino della decarbonizzazione a Michele Emiliano e un accordo di programma barattato col sindaco. E’ lontano il famoso 2 agosto di 12 anni fa, quando i segretari di Cigl, Cisl e Uil dopo il sequestro scesero in piazza contro la procura.
Il motivo per cui i sindacati hanno firmato con il ministro del Lavoro Calderone una Cigs che non avevano firmato con Orlando è presto detto: la promessa di zero esuberi alla ripartenza di tre altoforni e il rientro dei 1.600 di Ilva in as. Una promessa da marinaio, visto che l’azienda entro agosto sarà messa in vendita, e il nuovo acquirente presenterà il suo piano industriale e occupazionale. E stavolta, come annunciato dal commissario di Ilva Quaranta, non sarà un affitto di ramo d’azienda, ma una vendita diretta. Motivo per cui l’amministrazione straordinaria cesserà.
Con l’accordo firmato ieri, i sindacati hanno ottenuto un’integrazione salariale al 70 per cento, con premio, tredicesima, corsi retribuiti, e diversi altri benefit. Una trattamento privilegiato rispetto a tutti gli altri cassintegrati d’Italia, che incassano solo metà dello stipendio. Da oggi per i dipendenti dell’Ilva conviene più stare in Cigs che lavorare all’altoforno.