Yunus tenta di salvare il Bangladesh dal caos

23 MAG 25
Ultimo aggiornamento: 10:4117 SET 25
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Ansa | Il Nobel per la Pace Muhammad Yunus, a sinistra, con il premier indiano Narendra Modi

Il Bangladesh rischia di ricadere nel caos, mentre si susseguono manifestazioni incrociate dei vari partiti, con un recupero di visibilità di forze politiche represse sotto il governo della presidente Sheikh Hasina Wazeed, costretta alle dimissioni e all’espatrio lo scorso agosto da una sommossa guidata dagli studenti universitari con l’appoggio dei militari.
Per questo il Premio Nobel per la Pace, l’economista promotore del microcredito Muhammad Yunus che gli studenti hanno voluto a capo di un fragile governo interinale, ha deciso di convocare oggi i leader dei principali partiti. Tentativo dell’84enne Yunus, che nei giorni scorsi sembrava pronto a lasciare l’incarico, insofferente verso l’intransigenza delle parti, incluse quelle che oggi ne condividono la guida del Paese, e la continua minaccia di violenze, è di cercare una modalità di coordinamento che gli dia lo spazio e la fiducia necessarie a indirizzare pacificamente, forse entro l’anno, i 170 milioni di bengalesi verso elezioni che ritiene però impossibili senza le necessarie riforme e un clima più disteso.
Un dialogo, quello di oggi, che rischia di arenarsi davanti al tentativo delle diverse parti politiche e sociali di guadagnare posizioni e portare avanti le rispettive agende politiche, in particolare il Bangladesh Nationalist Party e il Jamaat-e-Islami. Il primo, che ha come referente una rivale storica di Sheikh Hasina ed è stato l’antagonista principale dell’ex presidente, è il più accreditato per una vittoria elettorale e da qui l’insistente richiesta di chiamare gli elettori a un voto che apra a un parlamento e un esecutivo pienamente operativi. Il secondo, duramente colpito in passato dagli arresti e esecuzioni di leader e l’incarcerazione di attivisti, cerca un recupero giocando la carta dell’identità islamica del Paese e recentemente ha promosso azioni di piazza per chiedere di abolire la commissione governativa impegnata per l’uguaglianza delle donne.