Il treno-Italia deve liberarsi di chi cerca di frenare la sua corsa

18 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 19:2416 MAG 25
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Egr. Sig. Direttore
quando ero un ragazzino abitavo vicino alla ferrovia, praticamente sopra e quindi vedevo bene il traffico ferroviario, all’epoca costituito da traffico merci circa dieci volte superiore al traffico passeggeri. Tanti treni merci, quindi. Tutti formati da una locomotiva a vapore che trainava svariate decine decine di carri aperti e chiusi. Sull’ultimo carro, in apposita garitta era seduto un frenatore. Ebbene la similitudine-metafora mi viene spontanea: La Nazione italiana è come uno di quei treni: una locomotiva (con due fuochisti ed un capotreno) che ansimando, sbuffando faticosamente si trascina decine e decine di carri carichi di ogni peso per portarli a destinazione; sull’ultimo c’è chi si preoccupa solo di frenare... Mi pare fin troppo semplice: la locomotiva (i cittadini consapevoli) lavora in un rapporto decisamente minoritario (condotta da pochissimi ancorché bravi e volonterosi manovratori) rispetto al peso dei carri carichi di ogni merce (la gente). Senza dimenticare chi sta nell’ultimo carro col compito di frenare la corsa (nel caso italiano non é un singolo bensì sono frotte di tira indrèe). Una mattina d’inverno (1955/56 o giù di lì) ricordo che, data la grande nevicata notturna, uno di questi treni merci non riusciva (in curva ed in salita) ad entrare in stazione. Arrivarono due altre locomotive con squadre di spalatori che liberarono il treno dalla neve, agganciarono la locomotiva e trainarono il tutto in stazione. Che fossero partite da Bruxelles? (dimenticavo: in quell’occasione i frenatori si rivelarono inutili).