Paolo Rossi, l’attaccante “di rapina” che fece piangere il Brasile e trascinò l’Italia al trionfo, facendoci sentire tutti campioni

Delle immagini che non abbiamo visto, mi sarebbe piaciuto osservare il rigore decisivo in semifinale di Peppino Meazza, nel 1938 in Francia, calciato con una mano sui pantaloncini perché si era rotto l’elastico (e aveva, comunque, messo dentro il pallone). I Mondiali del 1982 e del 2006 li abbiamo visti. Tra i due, non c’è paragone per le emozioni che hanno suscitato. Più volte ha avuto occasione di sottolinearlo Dino Zoff, che di quella squadra dell’82 era il capitano nonchè uno dei 4 giocatori di scopone della celebre foto sul volo Madrid-Roma (con Pertini, Bearzot e Causio). C’era la coppa del Mondo sul tavolino. Forse solo nel 1982 ci siamo sentiti, davvero, campioni del mondo. Naturalmente eravamo tutti molto più giovani, particolare che ha la sua importanza. Di quella edizione, c’è una partita su tutte che è rimasta impressa nella memoria collettiva: Italia-Brasile 3-2 con tripletta di Paolo Rossi. Come per il giorno del rapimento di Aldo Moro, 4 anni prima, ogni Italiano si ricorda dov’era e con chi l’ha vista. Una partita ormai entrata nella leggenda. Nel settembre 2014, ero a Vicenza per il matrimonio di un amico. In piazza dei Signori, lo sposo aveva incrociato Paolo Rossi. E avendo appena sposato una brasiliana – che naturalmente non si ricordava di quella partita – aveva voluto fare una foto-ricordo. Era stato gentile.
Nel giugno 1982 avevo appena iniziato a lavorare al giornale La Provincia. Quella partita di fine mese, come quella con l’Argentina, si era giocata nel tardo pomeriggio e l’avevo vissuta - più che guardata - nel salottino della televisione in redazione. Primo tempo a spezzoni, per non essere rimproverato, secondo tempo per intero perché la partita era troppo importante...
Nel giugno 1982 avevo appena iniziato a lavorare al giornale La Provincia. Quella partita di fine mese, come quella con l’Argentina, si era giocata nel tardo pomeriggio e l’avevo vissuta - più che guardata - nel salottino della televisione in redazione. Primo tempo a spezzoni, per non essere rimproverato, secondo tempo per intero perché la partita era troppo importante...