Tempo di gravi responsabilità educative: lettera aperta della Diocesi di Cremona indirizzata al mondo adulto

I Servizi della diocesi di Cremona che accompagnano famiglie, ragazzi e giovani, scuola e problemi sociali e la Caritas diocesana, con il sostegno della presidenza dell’Azione Cattolica Cremonese e un’introduzione del Vescovo di Cremona Mons. Antonio Napolioni, condividono una Lettera aperta rivolta al mondo adulto ed in particolare dal titolo “Tempo di gravi responsabilità educative”. Una riflessione – si legge nel testo – rivolta «a chiunque la voglia accogliere, a cominciare da chi si occupa di educazione per vocazione, per mandato della società, per scelta professionale. Perché insieme si possa dare concretezza a idee solidali e a sguardi attenti alle tante fatiche educative di questo tempo».
Il perché di questa lettera
L’acutizzarsi della problematica educativa è uno degli aspetti più pesanti di questi mesi. La giusta tensione generatasi attorno alla reintroduzione della dad, alla sospensione dello sport di base e dei percorsi educativi, riaccende la questione. Dove finisce, poco alla volta, il villaggio che serve per educare un figlio di uomo?
Certo il contesto sanitario, fattosi ancora prepotente emergenza, non offre molte possibilità. O forse una sì: è il tempo di domande ancora serie tra adulti. Abbiamo visto che non si torna così facilmente ad un tempo quo ante: né sul versante della condizione dei cittadini né su quello degli indicatori economici. Ma nemmeno dal punto di vista dell’accesso alle risorse educative: possibilmente per tutti, ed in particolare per i più svantaggiati.
Nei mesi estivi era parso che tutto potesse ritornare come prima e che la tensione pandemica a poco a poco si spegnesse. Così non è stato. Ancora una volta agli adulti servono regole, ma anche tavoli di condivisione; chiusure e prudenze, ma anche occhi aperti; restrizioni operative, ma anche grande coraggio relazionale. Ad iniziare dalle famiglie, indubbiamente sovraccaricate di ogni compito. E poi via via alla scuola, alla comunità civile ed ecclesiale... insomma al villaggio...
L’acutizzarsi della problematica educativa è uno degli aspetti più pesanti di questi mesi. La giusta tensione generatasi attorno alla reintroduzione della dad, alla sospensione dello sport di base e dei percorsi educativi, riaccende la questione. Dove finisce, poco alla volta, il villaggio che serve per educare un figlio di uomo?
Certo il contesto sanitario, fattosi ancora prepotente emergenza, non offre molte possibilità. O forse una sì: è il tempo di domande ancora serie tra adulti. Abbiamo visto che non si torna così facilmente ad un tempo quo ante: né sul versante della condizione dei cittadini né su quello degli indicatori economici. Ma nemmeno dal punto di vista dell’accesso alle risorse educative: possibilmente per tutti, ed in particolare per i più svantaggiati.
Nei mesi estivi era parso che tutto potesse ritornare come prima e che la tensione pandemica a poco a poco si spegnesse. Così non è stato. Ancora una volta agli adulti servono regole, ma anche tavoli di condivisione; chiusure e prudenze, ma anche occhi aperti; restrizioni operative, ma anche grande coraggio relazionale. Ad iniziare dalle famiglie, indubbiamente sovraccaricate di ogni compito. E poi via via alla scuola, alla comunità civile ed ecclesiale... insomma al villaggio...
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