Stop al Diamanti, mobilitazione degli architetti “non più rassegnati al silenzio”
22 MAR 19
Ultimo aggiornamento: 18:5216 MAG 25
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Dopo la vicenda mediatica andata avanti alcuni giorni sotto la guida di Vittorio Sgarbi, il progetto di restauro e ampliamento degli spazi espositivi di Palazzo dei Diamanti a Ferrara – elaborato da 3TI, Labics, Elisabetta Fabbri e Vitruvio, vincitori del concorso internazionale di progettazione bandito dal Comune di Ferrara nel 2017 – è stato bloccato dal ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli.
Il progetto era stato nominato vincitore del concorso – circa un anno fa – da una giuria presieduta da Maria Luisa Pacelli, dirigente del servizio Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, e composta, tra gli altri, da Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e dall’architetto Alfonso Femia.
Il progetto di Labics e degli altri membri del team prevede, oltre alla riqualificazione e alla riconversione di alcuni spazi già esistenti, la costruzione di un nuovo padiglione polifunzionale nel giardino retrostante il palazzo, “una struttura leggera completamente trasparente e reversibile che si distanzia dall’edificio esistente restituendo trasparenza e la continuità della vista del giardino dalla corte principale del palazzo”. Come si legge sul sito ufficiale di Palazzo dei Diamanti, la collocazione dell’edificio permetterebbe di “recuperare il rapporto del palazzo con il giardino, consentendo di istituire un nuovo e virtuoso dialogo con una delle aree verdi più belle di Ferrara, ma da molto tempo interdette al pubblico”.
Il Comune di Ferrara ha già dato la sua risposta all'invalidazione del concorso presentando ricorso al TAR.
Una bocciatura che “vanifica il lavoro svolto da tutte le professionalità coinvolte – è il commento degli architetti – e invalida in tal modo lo stesso strumento del concorso, scelto specificamente per garantire qualità e imparzialità nell’affidamento degli incarichi di progettazione”.
Allo scopo di sottolineare come si stia “sottraendo alla città vivente quell’indispensabile e necessario dialogo tra architettura storica e contemporanea“, il valore sociale e culturale dell’architettura oggi, come nel passato, necessario come “strumento di una società civile, in equilibrio tra valore, estetica e funzione nel contesto urbano”.
“Sosteniamo il ruolo dell’architettura contemporanea in rapporto al paesaggio costruito della città storica e storicizzata e il riconoscimento della professionalità dell’architetto, “Quanto accaduto ha senza dubbio evidenziato una situazione irrisolta, generando ulteriore malessere negli animi di moltissimi professionisti non più rassegnati al silenzio“.
Il progetto era stato nominato vincitore del concorso – circa un anno fa – da una giuria presieduta da Maria Luisa Pacelli, dirigente del servizio Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, e composta, tra gli altri, da Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e dall’architetto Alfonso Femia.
Il progetto di Labics e degli altri membri del team prevede, oltre alla riqualificazione e alla riconversione di alcuni spazi già esistenti, la costruzione di un nuovo padiglione polifunzionale nel giardino retrostante il palazzo, “una struttura leggera completamente trasparente e reversibile che si distanzia dall’edificio esistente restituendo trasparenza e la continuità della vista del giardino dalla corte principale del palazzo”. Come si legge sul sito ufficiale di Palazzo dei Diamanti, la collocazione dell’edificio permetterebbe di “recuperare il rapporto del palazzo con il giardino, consentendo di istituire un nuovo e virtuoso dialogo con una delle aree verdi più belle di Ferrara, ma da molto tempo interdette al pubblico”.
Il Comune di Ferrara ha già dato la sua risposta all'invalidazione del concorso presentando ricorso al TAR.
Una bocciatura che “vanifica il lavoro svolto da tutte le professionalità coinvolte – è il commento degli architetti – e invalida in tal modo lo stesso strumento del concorso, scelto specificamente per garantire qualità e imparzialità nell’affidamento degli incarichi di progettazione”.
Allo scopo di sottolineare come si stia “sottraendo alla città vivente quell’indispensabile e necessario dialogo tra architettura storica e contemporanea“, il valore sociale e culturale dell’architettura oggi, come nel passato, necessario come “strumento di una società civile, in equilibrio tra valore, estetica e funzione nel contesto urbano”.
“Sosteniamo il ruolo dell’architettura contemporanea in rapporto al paesaggio costruito della città storica e storicizzata e il riconoscimento della professionalità dell’architetto, “Quanto accaduto ha senza dubbio evidenziato una situazione irrisolta, generando ulteriore malessere negli animi di moltissimi professionisti non più rassegnati al silenzio“.