Dal commercio alle città, bisogna tornare al concetto di visione e di progetto

Gentile Direttore,
mi riferisco alle discussioni che ogni tanto leggo sui giornali locali riguardo i problemi delle attività commerciali al dettaglio a Cremona.
Faccio una digressione dagli inizi degli anni ‘90 quando mio nonno Silvio mi chiamò a sè per dirmi che lui e il Sig. Mario (Fornasari) avrebbero chiuso bottega (la loro e nostra Casa di Bianco).
Era appena rientrato dal vedere il progetto del nuovo bellissimo centro commerciale Finiper del Sig. Brunelli, dove gli avevano offerto gli spazi commerciali che rifiutò e che vennero invece occupati da Sorelle Ramonda.
Rimasi colpito dalla notizia della chiusura della CdB al punto che decisi di fare la mia tesi di laurea sui centri commerciali, come quelli che esorcizzano il pericolo o lo combattono.
Mio nonno veniva da una grande gavetta e quando mi vedeva “pindolare”all università mi ricordava che lui a 11 anni lavorava già da Prada a Milano (nel 1914 quando i commessi erano impegnati al fronte) e che “saltava i tram cun la pertegheta”.
Aveva progetti, visioni e realizzava tutto con tenacia.
Quello che leggo oggi invece nelle discussioni sul commercio retail cittadino mi sembrano argomenti palliativi, senza visione, di corto raggio...
mi riferisco alle discussioni che ogni tanto leggo sui giornali locali riguardo i problemi delle attività commerciali al dettaglio a Cremona.
Faccio una digressione dagli inizi degli anni ‘90 quando mio nonno Silvio mi chiamò a sè per dirmi che lui e il Sig. Mario (Fornasari) avrebbero chiuso bottega (la loro e nostra Casa di Bianco).
Era appena rientrato dal vedere il progetto del nuovo bellissimo centro commerciale Finiper del Sig. Brunelli, dove gli avevano offerto gli spazi commerciali che rifiutò e che vennero invece occupati da Sorelle Ramonda.
Rimasi colpito dalla notizia della chiusura della CdB al punto che decisi di fare la mia tesi di laurea sui centri commerciali, come quelli che esorcizzano il pericolo o lo combattono.
Mio nonno veniva da una grande gavetta e quando mi vedeva “pindolare”all università mi ricordava che lui a 11 anni lavorava già da Prada a Milano (nel 1914 quando i commessi erano impegnati al fronte) e che “saltava i tram cun la pertegheta”.
Aveva progetti, visioni e realizzava tutto con tenacia.
Quello che leggo oggi invece nelle discussioni sul commercio retail cittadino mi sembrano argomenti palliativi, senza visione, di corto raggio...
Silvio Lacchini
Cremonahotels
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